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1.SIMULTANEITÀ
D'ALBA ARMATA VELATA VIGILANTE
Scrosciando
ruttando torrrna al suo scivolo paterno e alle sue grue amiche
fra zuffe baruffe l'idrovolante deluso senza avere bombardatoDensa
nella densa troppo densa foschìa al largo di questa alba
afosa d'agosto sentì errare o ferma la presenza dell'invisibile
nemico ma con rabbia rabbia non poté individuare fumi ciminiere
o sagome forcute fra tanto bigio vaporare rotolare globulare di
montagne colline isole promontori insenature spiagge lunate e
arenili mobilitati forse per la deriva d'un continente in guerraDi
collera sussulta tremolando e pigolando sospesa sotto il piano
centrale dell'apparecchio la grassa covata di bombe da 250 chili
tritolo accanto al lungo serbatoio nebbiogeno gonfio d'amara filosofiaA
meno che si tratti del solito pigro gancio meccanico sempre tardo
a scattare sussurrano astiosamente i calcoli algebrici compiuti
a 2000 metri sommando quota velocità col tempo di caduta
della bombaE non li rasserena il concerto che si spande dal gruppo
motori teneramente fusi battiti ovattati di due cuori da far dire
al pilota incantato santo sotto la sua cupola di mica se si vuole
si può anche dormire in volo sicuroTanto più che
se manca un sol colpo se una sola candela non brucia di scatto
son sveglio ma per ora godere e ancora godere l'intensa liscia
armonia mollando colla mano distratta la manetta dei gas che non
vuole vuole non vuole vuole unificare il numero dei giri delle
due eliche pensieri nostalgie volontà in un voluttuoso
liquore di suoni rumori suoni rumori vrooo vrooo vrooo vuaam vroooCosì
perché io possa fissare sulla carta il mio grande aeropoema
una fluente cannonata in sogno o dormiveglia rimpinza rimpinza
di bambagia il petto caldo della mia atmosfera mattutina nel letto
mentre il passo della cameriera tormenta illude il soffitto con
altre sorde già spente cannonateNell'aperta finestra assetata
d'arialuce preludia con sordina il molle andirivieni del bianco
vaporetto che fuma biscotto dal sole nel latte incandescente della
tazza di LericiIl cuore-bariletto d'olio di ricino lubrificare
con una metà il motore destro con l'altra il motore sinistro
ma le biliose tubature verdi e rosse del gruppo motori alghe coralli
inacidire il dispetto d'aver perduto l'aureolante lampeggio di
proiettili incendiariNe sbuffano irritati i 12+12 tubi di scappamento
e ne spasimano anarchicamente le bombe che a forza di vibrare
ferendo col governale di caduta un sol punto del duro alluminio
questi alfine cristallizzato spezzerà in catastrofi il
suo acuuuto doloreI rancori e le vendette dei metalli vengono
assorbiti dalle tenebre striate di viola lilla turchino marciando
marciano marciare di tutte le montagne del golfo con in testa
le batterie 2 Gemelli Parodi Santacroce Castellana Muzzerone PalmariaAccavallarsi
di cocuzzoli poggi fronzuti vallate burroni gradinate di vigne
per giungere primi primi e schierarsi immantellandosi di vegetazione
e collo smorzare subito colori forme cristalli fogliami rugiade
il verde il rosa specialmente perché cantano e l'argento
degli ulivi va oliato appannato lo smeraldo dei pini e delle vigne
soffocato tutto ciò per colpire colpire colpire senza essere
colpiti colpireGrigio perfido frastagliamentoDistratto quotidianismo
cosmicoLivide stilettate d'impossibilePianissimo ottimistaCadenzato
scetticoVolanti sorbetti di gloria in bocca e sugli occhiGemente
tristezza dello SpazioFuria del TempoOra felpata d'acidulo amore-odio30%
di fatalità acubia70% di libertà frenetica d'indecisione
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Monte
Marcello
Portovenere
Muggiano
San
Terenzio
Lerici
Marralunga
Fiascherino
Telaro |
2.SIMULTANEITÀ
DI MATTINO EBBRO D'ARMIBELLETTI MUSICHE E UCCELLI MECCANICI
Rapido
allegro fresco nei pizzicati di calore il sole smaniando per la
veemenza dei suoi raggi e per lo straripare del suo oro bollente
punge trafigge sobbalza nelle pinete di Monte Marcello e solennemente
dichiara con elastici caratteri di cinabro sul mare che la squadra
nemica non c'èSubito a sinistra in cerca di lavoro due
idrovolanti escono come uccelli dai fogliami bruniConoscerò
meglio fra poco gli altri che brillano volando in gara con gabbiani
e colombi contro ogni ruggine notturna lucidare laminare snellire
tingere smacchiare verniciare da zelanti aeropittori tappezzieri
e specialisti d'artiglieriaSulle tendine di nebbioline appassite
uno porta quattro enormi gocce di luce scintillanteQuello trafugò
tre scorie di vero sole e tenendole sotto l'ala eccole deposte
nel varco ancor buio di Portovenere Subito un altro rettificare
le puntute faville ineguali con matita d'architetto filante sul
tiralineeA tutti insegna Muggiano classe di geometria descrittiva
con piani obliqui di tetti rossi verticalità grigie di
lamiere sferiche vampe iracondo pettegolezzo di martelli superbia
di magli fughe di seghe nastriformi e celestiali gru triangolari
giranti sulle loro coordinate lunghi becchi lingue pendule pescanti
siluri da offrire agli idrovolanti distratti daQuel canotto bianco
mordicchiato dal tremolìo di specchi di San Terenzio con
a prua il pescatore coricato sulla pancia che osculta assolve
il guizzante palpitare dei pesci questi peccati dal mare castoDue
barchette e un mendicante sgranare sgranare reti rosarii vetri
infiammati e litanie di gocce elemosine mani tese per non interessare
il solito pazzo-poeta vagabondo dei villaggi sveglio prima di
tutti giacca stretta bisunta e paglietta sfondata a parlottare
col bastone i sassi le mosche e bruscamente ingiuria il sole perché
discendaObbediente questi si svincola dai boschi e costringe con
garbo il Castello di Lerici a virare come una nave in cielo colla
sua sciacorteo giallorossa di case a galla Galanteria errante
di profumi sapori strilli melodiosi umidità asprigne brune
bionde bimbette nude che la bella mammina aurora insapona d'oro
in una vasca di maiolicaLanciando occhiate di vergine sorpresa
Marralunga copre colle dita verdi la bocca d'un cannone mentre
affettuosamente lecci castagni e cipressi di Fiascherino si mescolano
a bere liquidi raggi spumantiTelaro grida burberamente—
Se il sole vuole inorgoglire il golfo di toni affascinanti deve
inzuppare i suoi raggi nella mia contorta tavolozza di casette
vermiglionezafferano berillo che stringo nel pugno e ammirarmi
poiché se sciolgo nel mare i suoni delle mie campane di
colore subito divento l'alta conclusione del dibattito artistico
che sotto fa rissare i miei pietroni cubisti le mie grotte dinamiche
e i miei classici pedali d'organo muggenti senza fineIntanto tra
il fumoso porto mercantile e il lucido porto militare davanti
agli alberghi pieni di mari sognati e letti all'ancora un Oriente
di giardini palme camerus magnolie offre al sole la sua banchina
tappezzata di reti marrone bei veli orlati di sugheri per la glauca
Marina odorosa di catrame rhum stoccafisso vernice e orizzonti
salati di ricordoQuesta sempre vergine madre feconda partorisce
insieme un antico veliero grigio disprezzato dai venti e nuotatori
giganti a braccia aperte che ebbri di futuro balzarono in cielo
a nuotare idrovolanti ora si mutano in elettriche pialle con trucioli
argentei nuvolette giuliveQui fra fogliami tropicali e tronchi
elefanteschi impreziositi dalla luce circolano torpediniere di
madreperlaIl mare è una candida vischiosa confettura di
mastica greca che gli idrovolanti bassi leccano golosi rombandoPeso
del rumore di quei trrrapani nella imbottitura tropicale del cieloSonnolenza
dei pescatori accovacciati che ricuciono le reti senza degnare
di uno sguardo l'operante soffitto sonoro
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Tinotto
2
Gemelli
Parodi
Santacroce
Castellana
Muzzerone
Tino
Palmaria
Portovenere |
3.SIMULTANEITÀ
DI MERIGGIO INFANTILE GELOSO GOLOSO LUCENTECANORO E PUNTATO CONTRO
TUTTO
Per
me per me poeta ispettore estetico della penisola ideale questo
mas di guerra che mi porta fa frusciare la sua elica come un fogliame
mescolandomi alle segrete digradanti pinete in famiglia coi lisci
scogli che respirano e gli strapiombi altezzosi sul mareLasciate
mie pupe Luce Ala Vittoria le vostre mirabolanti raccolte di conchiglie
di lucco e venite a vivere sulle boe coi gabbianiLa spiaggia è
uno sciopero di durezze inoperoseLavora invece il mare gonfio
di molle esasperate lanciando in cielo lagrime di stelle riflesse
e gozzi contrabbandieri in bonarietà di randa e fiocco
sopra troppi fraudolenti barili allineatiPer voi le bianche boe
d'ormeggio per sottomarini sono languide culle di gabbianiniCerto
ebbe paura dei cannoni puntati quella pura farfalla di tremulo
diafano candore e per pace come lo sguardo di mammina si posò
sull'acqua che tacque la sua pena appena l'altalena d'un fiorellinoPupe
contempliamo insieme le ampie vele rigate di zolfo porpora indulgente
aprirsi di pagine di messale sontuoso con incensi di meditazione
che le vostre accelerate intelligenze fuggono inseguendo i balzi
della radio e gli ordini effimeri d'un padre coetaneoCari vent'anni
lontani vicini naufragati o naviganti l'aldilà vi impongo
di tornare nelle mie arterie con saettanti ardori e tattilismi
affamati di compenetrante corpositàSia di nuovo ogni muscolo
il riannodante collaudo di un immortale vigore aggressivo e contenga
ogni nervo il massimo tormento di una idea-proiettile nella ferita
che squarcia-bacia-godeMa liberarsi aristocraticamente dal meriggio
operaio e dal suo carico di bragiaEspansioneFormicolante sete
dei miei pori scottati già l'anima ribalta fuori a precedervi
nel tuffo fra abbondanti flessuose fluidità di vetro verde
azzurrognolo verdone sornione dentato di lampi brevi e torbido
frantumatore di pietre rasoiantiGodo sconvolgere nuotando gli
accordi simultanei della bluastra tinozza dei futuristiGongola
trabocca borbotta borbotta e ronfa altalenando a imbuto fra Tino
e TinottoCome il mare di Capri Salerno Messina modellò
sirene e tritoni questo sinistro albergo di squali plasma un pescecane
sciacquando con barbagli d'oro sauro il metallo grondante scintille
delle codate a mollaLimpidità serenaVolano tattilismi di
piccole spugne diacce e ventagli gasosiSciabordando con graziaAzzurra
solitudine frizzantePensose tonnellate d'acqua blu sotto il silenzio
dei divieti militari che inveiscono tra spaccati dirupi frinire
di cicale zaffate di resina vaniglia carrubi salsedineNuotare
nella pescosità di minutissime alghe sospese e semiliquidi
crostacei vaganti correnti di fitoplancton in lotta con densità
di nitrati e fosfati giallastriLavoro febbrile di schiume larve
gamberi con baffi pinze zampe e code a forbiciSessualmente PullulareOgni
scoglio è un fruttificare di vongole arselle che nessuna
mano interruppePer mangiare un granchiolino vivo cautamente posare
il piede nudo fra coscia e coscia di una roccia che svela nasconde
riapre il pungente sesso nero di un riccioMa contro l'innocenza
del mare e contro quel subacqueo albergo di squali ingigantisce
l'odio delle montagne 2 Gemelli Parodi Santacroce Castellana Muzzerone
che tutte ostentano pance poppe con girevoli ombelichi capezzoli
capaci di schizzare fuoco a 20 migliaIl sole distribuisce munizioniQuel
piccolo faro eremita in cresta all'isolotto Tino è tanto
assalito e partorito dalla marcia saliente dei pini in processione
che ritenta di suicidarsi giù per lo strapiomboLo minaccia
col suo doppio bompresso Palmaria guerriera sgroppando per liberarsi
dalle pinete trotterellanti e benedicenti tutta fiera di mostrare
all'orizzonte baluardi altari candelabri di cannoni gru che issano
barconi e torte strade a rotaie che arroccando rubano prede marine
alla fame delle grotte sottosprofondantiAltro che suicidarsi per
libertà orgoglio amore avarizia occorre sorvegliare tutto
tutti mormorano morrrmorano gli idrovolantiSiii rooo riii vriii
grooo tanto più che le caldaie solari rigurgitanti calorie
preparano una maligna beffa alle sante reduci di battaglie navali
corazzate polveriereMarmitte di morte a bagnomaria fra le palafitte
dei vivai di muscoli di mare galleggianti casupole degli esplosivi
vivi sotto i vostri conici tetti stregonici e voi ansiosi di bruciare
depositi di carbone nafta dell'Arsenale vi salti dunque il ghiribizzo
di scoppiare gloria e distruzione nel naso al primo venuto certo
nemico d'ogni estetica di guerraGli aviatori ora a tavola nella
colorata geometria costruita delle loro rotte aeree mangiano succulenti
proiettilini che si sono insaporati scavando colla punta trapanante
del guscio i loro buchi nel calcare dolomitico prima di perfezionarsi
nell'oliovinbiancozenzeroLa guerra sta pepando ogni vivandaNudi
grondanti a prua aeropoeti e aeropittori rissano per vestire di
immagini Portovenere— M'appare lo giuro come un barbaro
fortilizio di magre altissime case pigiate nello sforzo di combattere
a colpi di rosa lilla crisolito e lapislazzuli carnalizzati le
torve profondità di stupore verdeblu sotto gli strapiombi
e le frigide astrazioni cosmiche dell'alto mare— A me sembra
invece una pompa formata di paonazzo venato zebrino e portoro
che sugga con gli obliqui intestini di luce delle case una miscela
di canotti sgargianti pesci di platino e risacca di alluminio—
Affacciati al suo parapetto lungimirante palco di prima fila del
tirrenico teatro delle tempeste e vedisentirai la bocca sinuosa
dell'orizzonte pregustarlo quanto il più appetitoso mazzo
di datteri marini— No no per un amante inappetente come
me Portovenere è un triangolare provino di lussuria nel
chimico bagno mediterraneo delle normalitàTanta discordia
d'artisti immagini e sentimenti ecco si fonde nel corale di giovani
macchine e bronzi antichiQuando per fare la siesta le villette
degli ammiragli in cresta alle colline si tirano sugli occhi la
coltre di una piccola pineta scendono dalle circondanti montagne
coronate di batterie o villaggi oscillanti accordi di campane
che dondolano dondolano nel cercare l'acqua dlung dlong vlong
giù fino al gott gatt glu glu d'un chioccolìo d'ondePer
poi voluttuosamente risalire a spirale impregnando di mesta fantasia
le sublimi quote sonore degli idrovolanti che vanno stanno prolungaaando
prolungaaando le loro note tenuuute vriii vrooo griii groo che
talvolta interrompe interrooompe un morbido vraaar vraaar o un
morente vuaaam vuaaam traa griii vraa griiiPer godere il corale
di giovani macchine mi rituffo dalla prua del mas nell'acqua polputa
di piccole meduse o guance di bambiniSon canti di bambini soavi
acerbi intrisi di raggi viaggi giocattoli torte imbandierate strade
costiere marcianti balilla piccole italiane rosee colonie marine
col scalpicciare dei piedini e le bocche braccia che tentacolano
il cieloMi sento uno di loro a dieci anni tenero scatto focoso
nella vita calpestando come loro calpestando da soldatino sull'asfalto
il flebile implorare degli aerei motori che lassù tanto
sanno sanno sanno e quindi quindi disapproverannoReligiosamentePoi
con brusìo d'officina un trapano stride screpola spacca
scava batterie nel rame d'una nuvolaFriggere di ferro caldo nella
scriminatura d'un uliveto argenteo raffinato istituto di bellezzaMusicalmente
altri idrovolanti ronzano novità balistiche annusando le
spie vetrate delle fortezze montane e mentre l'elica accartoccia
impasta l'aria il motore miagola come l'ocarina d'un marinaio
nella sua piccola amaca che il rullìo materno cullaNego
ai passatisti il diritto di elogiare la Squadra strapotente cuore
d'acciaio cilestrino del golfo della Spezia cuore valvolato turrito
arteriato di spiralici fumi idrovolanti antenne radio e chilometrici
paraggi di cobalto bombardatiO non la disonorino col paragonarla
al favoloso pettine dell'oceanica capigliatura di VenereLa Squadra
vuole essere ed è una metallica tastiera di cannonate e
bevo la sua ansia sonora nuotando in un olio di nichelio fra polite
torniture d'onde così da sentirmi proiettile pronto per
lo sparo in questo tondo meriggio anima d'acciaio di un cannone
smisuratoAh quale veemenza di cordite scaraventa laggiù
fracassante tuffo zampillo a due metri dalla prua di una ampiamente
alata barca a vela-motore tutta eleganze di cordami nervi ottoni
rilucenti e tele di lusso tese sulle belle passeggere in costume
da bagno abbronzate dal sole statuette che fotografano filmano
ingenuamente proprio questa pittoresca batteria fogliuta fragranteUrlando
giungono due mas d'antispionaggio affiancati con strascichi drappeggi
di schiuma e ceffi furibondi di marinai a prua poiché la
bruna pineta regina dei silenzi e dei baci musicali non vuole
sia frugata la sua misteriosa gonna gonfia di gemme esplosive
riservate alla futura battaglia di galaAlta vigilanza incandescente
dei candidi fumi delle navi nel cerchio delle montagne che dormono
fiatando il loro ardore gessosoSimultaneamente nell'irta concentrica
marea commerciale di ferro cemento dinamite benzina che gonfia
la città nuova il meriggio fonde i ritmi larghi delle colline
tagliate e delle strade portate su da muraglioni l'arpeggiare
di scale scalette il basso rotolante dei carri lo strombettamento
delle automobili e il trillo delle biciclette che rasentano come
rondini tetti e cornicioni color d'altomareScaglia e ripara da
terrazza a terrazza la sassaiola dei ragazzi a lungo ingabbiati
come canarini sotto gli occhi neri della cameriera bionda intenta
a scopare pezzi di sole fuor dalle ringhiere mentre strozzato
dai casoni un orticello obliquo di lattughe sterpi rottami glicine
beatifica una gatta fulva che ammira sdraiata il suo piccolo nero
schiaffeggiatore di farfalle gialleGocciolamento gocciolamento
d'un pianoforte ambizioso intorbidare il buio fresco d'una stanza
che il balcone difende con accecante sbandieramento di biancheria
e vele di lenzuoli migrantiA picco sull'abisso d'un cortile meccanizzato
col suo volantista supino sotto l'automobile che vibra riflessi
piomba il treno brrrutale degli idrovolanti pazzi di turchinoA
stento chiudere chiudere in me la dilagante malinconia d'un canto
flauto che geme sale geme sale dalla palma schiava di un giardinetto
pensile e s'intreccia dolorosamente con un motore duro aereo borrrdoneRrrruvidi
aerei spazzoloni di ferro del golfo della Spezia spolverate senza
pietà cuori terrazze e fumaioli sognanti
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Lerici
e San Terenzio
Palmaria
San
Terenzio e Lerici
Tino
e Palmaria
Caletta
Lerici |
4.SIMULTANEITÀ
DI CREPUSCOLO PREISTORICO FUTURISTA CARICO D'ODIOLUSSURIA E PURISSIMO
AMORE
Per abbagliare gli armatori panciuti che assistono in poltrona
dal loro capace balcone il sole scenografo di questo golfo tutto
quinte ribalte loggioni e platee a sorpresa scende puntando i
suoi raggi scarlattiOra spara un bel rosa solferino contro Lerici
e pronto San Terenzio spegnere spegnere i suoi belletti granate
e saffiro Spenti Acciaio autotemprante del mare Addolcimento Ma
vane carezze erranti per conciliare le massicce aguzze ambizioni
marmoree delle Alpi Apuane la seta-carne arancione del cielo e
la volontà di nero che indurisce la Palmaria colle museruole
dei suoi cannoni vestiti di tela salata e i fogliami attenti impiegati
a mitragliare Non vale pettinarsi tingersi vestirsi a festa occorre
armarsi fino ai denti di fulminato di mercurio Così mute
abbaiano le volate della bocca lucente che ogni tanto si ubriacano
tracannando arruffìo di pampini spensierati clarini violini
di canneti in pendìo e tinnire di ghiaie nel vento Lo stampa
in cerchio e lo ristampa tra San Terenzio e Lerici la cromolitografia
delle onde con macchine piane rulli verde bottiglia schiumosi
caratteri bagnanti nell'inchiostro viola mentre Tino e Palmaria
sventolano su carta patinata cielo lilla oro edizioni di lusso
Ogni giorno dalle 4 alle 8 la città abbevera d'amore-liquore-sogno
marinai a migliaia flusso e riflusso di spazio bianco spruzzato
d'oltremare per strade piazze fresche di sangue di cocomeri e
nivee accecanti fiamme di acetilene Se allora un desiderio d'avventura
mi cinge la vita e m'invita a nuotare subito il periscopio furtivo
d'un sommergibile mi guida imperlato separando cobalto da garanza
smeraldo ferroso da volubile oro vecchio vin delle cinque terre
O Caletta acquatico sinuoso conciliabolo di pingui roccioni e
colossi di tenebre ossificate che ritti l'acqua alla cintola protendono
gozzi musi e grugni barbuti alle boccacce delle grotte linguacciute
complottando complottando contro le caste iridescenti lontananze
e contro la cresta alberata delle montagne merletto nero infuso
nella lava della sera Non possono lo sai vietarmi l'approdo degli
ombrosi nascondigli di fogliami che si incurvano sulla trasparenza
d'una liquida pupilla con parolette volubili balbettii salive
e singhiozzi d'ombre interrogative Nascondi il corrugamento dei
tufi la risata dei crepacci e l'ironica contrazione del magma
millenario e via elogia con boati profondi la mia arte veloce
che ingoia secoli e vomita prodigi nei vostri buchi ingombri d'un
gorgogliar di rimorsi O preistorici abitanti nudi che seduti sui
gradini dei cavernosi anfiteatri marini scuotete il truce capo
cespuglioso per pulirvi gli occhi dallo spiovente capelvenere
non potete distinguere il mio corpo brunito di nuotatore futurista
da questi modelli gemelli ansiosi di confondersi schiamazzante
fuoribordo e squalo dal tortuoso codone a lampi È casa
vostra e mia questo stillante silenzio amaranto con viscidi tattilismi
verdi materassi d'alghe e cupo calcare ritorto come panno bagnato
Ombra o riflesso qualcosa o qualcuno scivola di ramo in ramo giù
per lo scoscendimento folto aromatico di menta gelsomini vaniglia
foglie corolle gambi a frotte calamitati dallo sciacquìo
balenante amoerri d'ambra indaco carminio Forse per fame di molluschi
colle unghie rosee s'aggrappa ai ciuffi caprifoglio ride al solletico
teme invoca una mano pelosa l'agguanti iiii aaaa iiii e pluff
si tuffa poi emergendo col suo gesticolare di piccola elica rallentante
appare la splendida Voluttà Nuda Come una facile schiuma
felice essa copre uno scoglio piatto e si rizza alta snella spola
bianca con in cima una rilucente seta nera di sguardi e capelli
Scoppietta allora la Radio di una cabina balneare fra gli alberi
— Ti riconosco Voluttà dissolvente carezza agonia
di lugubri delizie eccitatrice della terra sangue risucchi di
baci lagrime desiderio orrore che le ciglia filtrano nell'amore
ti riconosco a patto che tu chiarisca qui sotto questo vermiglio
raggio appuntito che fa del tramonto un immenso microscopio la
mia strapotente immortalità Sono la Patria sublime antenna
d'acciaio spalancante smisurate braccia con blocchi d'ombra e
aeroplani appollaiati creste di fuoco e batuffoli abbaglianti
nelle prolisse mani reti d'onde lunghe idee nuove che pescano
italianamente il mondo Con voluttà Voluttà risponde
— So ballare cantare baciarti se vuoi poiché nacqui
dalle stesse curve belle di terra carne sangue sole che mari fiumi
corteggiano torniscono spruzzandole con elettriche serenate Gridai
allora — Ma precisa il numero delle tue calorie beate dimmi
per che s'addensano nelle tue vene sei l'amante dell'universo
o di questo mio amore cocciuto e parziale dunque mostrami il tuo
manometro Voluttà senza appannarlo con una amara primavera
di lagrime scroscianti baci sospiri rimpianti mostrami il tuo
manometro Voluttà — Non potrei perché narrano
la magia della sua faccia vetrata è tale da confondere
in una nebbia quasi notturna lucciole lampi stelle lancetta mia
occhio tuo tremolando dallo zero all'infinito distruggerci nel
nulla inebriante in fondo allo spasimo umido rovente come m'amavi
ed ora ora perché non mi ami più Quanta graziosa
crema iridata consuma il crepuscolo per lubrificare tra isola
e isola quei varchi perlacei di viltà e disfacimenti vaporosi
Come piccole torpediniere veloci con occhieggianti rossi versi
segnali a braccetto per tre per sei per nove le snelle fanciulle
di Lerici fanno fieramente la passeggiata serale sotto case illuminate
balconi gremiti provocando con le malcelate mammelline ardite
una sussurrante semibuia galleria di madri e maschi sotto gli
alberi sul parapetto contro cui ogni tanto il lussurioso mare
schianta la sua virilità che spuma odor d'alghe e bitume
Sul golfo ronzante ancora d'idrovolanti e cannonate come un cranio
di soldato San Terenzio arrotonda il suo nome carezza d'un braccio
di donna che si bagna nel serbatoio d'oblio della instancabile
marina lenta a stantuffo stantuffo
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Lerici
e Portovenere
Monte
Marcello |
5.SIMULTANEITÀ
DI UNA NOTTE DI GUERRA PRONTAE IMBRILLANTATA D'ORGOGLI ESPLOSIVI
Se
per la calda notte d'agosto tu navighi in motoscafo da Lerici
a Portovenere ritto a prua sfiorando colla bocca la curva materna
Via Lattea questa si muta sotto le tue mani di bimbo nell'ansia
chiara del Golfo canestra d'ebano il cui fondo è pieno
di fulgori intrecciatiNon guardare gli spiragli bianchi di feste
sottomarine che le barche da pesca fingono lontanoNon guardare
il fantasma nero d'una vela che s'inerpica alle spalleAttenti
al proiettore che dopo avere frustato d'argento il mare infilza
lo zenit e vi strilla— Ladri laaadri gonfi d'invidia rapacità
guai a chi nega il mio trionfo nell'ultimo plenilunio di mercurio
e diamante quando piantata sulle palafitte d'oro dei miei riflessi
mi dichiarai la più bella e temibile nave da guerra guai
a chi tocca i miei gioielli imperiali vi farò scoppiare
scoppiare in faccia la loro lacerante ferocia biancaSenza rumore
ma tutta armata di perle spigoli cromati e pendagli vermigli una
corazzata mitraglia con furore continuo di magnesio abbagliante
un semibuio incrociatore simile ad un pensoso laboratorio di lampade
scientificheQuesto non se ne accorge assorto negli austeri rubini
dei fari e nei compiti delle telegrafie luminoseProdigiosamente
femminile la lunga mano bianchissima di una altra nave pianta
le sue dita unghiate d'avorio nell'alta pineta di Monte Marcello
lì lì sì là e più in là
con pizzicati e crepitar di foglie arpe mandolini si sveglia cinguettando
il popolo dei passeri vivaci sì sì ecco il sole
il sole sveglia sveglia macché non è il sole forse
la luna oppure una allegra festa da ballo di pesci scampati dalle
reti e dalle pescherie tutti a galla anguille sgombri acciughe
dentici ombrine alici triglie miglio grano e sterco d'oro di cavallo
sulla strada domenicale errore errore sognavamo sì dormiamo
sì sì dormireSìCon metodo e pazienza dal
Nord al Sud dall'Est all'Ovest gli sfolgoranti compassi dei proiettori
riprendono a misurare distanze fra stelle e spigoli terrestri
spessori d'immagini e parabole d'ipotesi migrantiChi domerà
l'insurrezione di lampade elettriche di quell'incrociatore che
urla— Sospendetemi come il più ricco lampadario di
ardori patriottici fra le costellazioni presuntuose allo zenitRifulge
la Squadra come una equazione di tiro sotto la stellata cupola
girante d'un miliardo di miriniStellePesante tregua della notte
impastata di sonno passione invidia e morte provvisoriaMa gli
ufficiali e i marinai addormentati sotto coperta hanno lasciato
sul ponte deserto i loro cuori vampanti a vegliareMa al centro
della nave ammiraglia un cucinone di guerra fumante cuoce tondi
tonni e bocche innamorate occhi piangenti e siluri grassi di splendore
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Punta
Bianca e Tinotto
La
battaglia aerea navale
Palmaria
Portovenere
Lerici
e San Terenzio
Capo
Corvo
Tinotto
Arsenale
2000
metri su Monte Marcello
Muzzarone
3000
metri sull'albergo
Croce
di Malta
2500
metri su Punta Corvo
2000
metri nella nuvola arancione
2000
metri su Tino e Tinotto Apuane
4000
metri sulle cave di Carrara
8000
metri su Viareggio Foce del Magra |
6.SIMULTANEITÀ
DI UN'AURORA DI BATTAGLIA AERONAVALEACCESA DI PASSIONE CONTRO
I NEMICI DELL'INFINITO
Nel buio intensificato dell'ultima ora notturna l'Ammiraglio compie
la definitiva ispezione delle Forze estetiche sentimentali navali
terrestri aeree del Golfo della SpeziaCon pupille di nebbia pietrificata
orologeria di gesti pensieri ordini intorno ad una volontà
di vittoria saldata e bullonata perfetto strumento di precisione
pronto a passare da una nave all'altra senza trasbordi né
saliscendi filando su guide invisibili per una magia poetica dell'elettricitàIl
direttore dei lanciasiluri gli risponde— Aspetto i suoi
ordini al telefono mi basta toccare questo tasto per sfornare
i miei lunghi pani dorati pieni di mollica esplosiva inesauribilmente
così da nutrire tutti i naviganti pancioni più o
meno corazzatiVenne il turno del poeta e parlai— Metto a
sua disposizione la veemenza dei miei accordi simultanei ognuno
abbraccia energie taglienti di materia dinamizzata da velocità
incalcolabili e tenere vaporose nascite di sentimenti idee profumi
tattilismi esoticiLe buffe ghiotte risaaate delle cale marine
sono tali da sedurre turbare e incantare i più collerici
incrociatori nemiciLa Bellezza la Forza l'Eroismo il ricordante
Amore e la Gloria spietata il Passato e il Futuro della Terra
sono nel gioco della battagliaM'interruppe il direttore dei sommergibili
con un duro— Credo in una navigazione subacquea ma non troppo
quasi affiorante sotto il pelo ipocrita delle onde ciarliere per
rivelare a brilli il periscopio vetrato che vede e nega d'aver
vedutoIl direttore delle artiglierie precisò— Meglio
fidarsi della spavalderia insolente virilità d'un cannone
che sfondando risolve più dei tremanti cartigli dei propiziatori
di paceL'idrovolantista rombò sopra la nave ammiraglia—
Giraaando intooorno alla punta del tuo albero maestro sono impiegato
alla pesca del pescespada nemicoScatta scatta allora l'Ammiraglio—
Non mi fido di nessuno ho bisogno di dati inconfutabili perché
voglio ad ogni costo imporre io alla Squadra avversaria la mia
distanza di combattimento posso sparare in mare in terra in cielo
cogli stessi pezzi sono tanto sensibili le spolette dei 16 proiettili
al minuto della mitragliatrice antiaerea che scoppieranno all'urto
lieve del fiato dell'aviatore ogni volata delle coppie di 203
binate è arricchita di una anima sfilabile d'acciaio autoforzato
compresso 4 giri di spiraleCome la compressione dei gas fa aderire
quell'anima alla sua giacca d'acciaio annullandone l'ultima tolleranza
di spazioCosì mi fondo sempre più con la mia squadra
e con la sua necessità di battagliaDalla formazione in
linea di fila alla formazione in linea di fronteSono soddisfatto
di comandare anime di cannoni e anime d'artiglieri intercambiabili
ma chi mi ha cacciato fra le gambe tanti osservatori ciechi non
voglio non voglio sentir parlare di foschia foschia foschia parole
cretineLe mie navi occhiute di telemetri devono anche nella foschia
misurare le distanze fiutate dagli idrovolanti— Ma il nemico
non è visibile dunque non c'è— Assurdità
se il nemico non è visibile il nemico c'è quindi
resterò qui nella girevole centrale di tiro a 36 metri
di altezza sul mare seduto su questa sella di bicicletta per controllare
i ricevitori telemetrici ecco parla ora parla la lancetta dell'indicatore
di moti delle navi dunque la squadra nemica è lì
la tengo finalmenteDavanti al mio occhio destro il crocicchio
di punteria generale maledizione nebbia sempre nebbia girerò
le rotelle per ingrandire l'immagine sul vetro sfavilla un po'
di mare sotto un po' di sole radente quel nucleo contiene qualcosa
cioè il nemico lo tengo dunque nella morsa tra Punta Bianca
e TinottoUfficiali ufficiali a rapportoSi dice che il nemico intravisto
si è già dileguatoÈ falso poiché gli
avvertitori elettrici di chiglia e gli echeggiatori scandagli
a martello segnalano singhiozzi sottomarini di scafi a 20 chilometriFra
undici minuti quando a eguale distanza dai due ventagli di fiamme
lunghe piumate di proiettili che le braccia del Golfo agiteranno
contro l'alto mare trigonometrico s'avanzerà la mia Squadra
vulcano navigante con intrecciate argenteee scie di nafta io salirò
in carlinga e da mille metri lassù dirigerò l'attacco
decisivo dei nostri idrovolanti lanciasiluriCi rimangono pochi
istanti per valutare le forze avversarie ma per Iddio calmate
la foia nelle piastre d'acciaio ferite slabbrate delle navi-bersaglio
per Iddio soffocate la fermentazione delle eroiche polveri nel
ventre delle reduci corazzate polveriereLa Squadra che sconfiggeremo
porta un nome sconosciuto nei codici marinai la chiamano Squadra
Grigia del Tempo-SpazioÈ armata di 305 che lanciano avvelenanti
granate di gas moderatori quotidianismi invidiosi pessimismi e
pestifere nostalgieAccompagna difende un lungo convoglio di bastimenti
antiquati che reggono male le loro velature grigie di rughe e
ombre fluttuanti sulle chiare bussole magnetizzate dalla disperazioneDietro
barcollano zatteroni sotto il peso di piramidi docciate obliquamente
da finissima pioggia di lagrime d'oroPer affondare Squadra e convoglio
occorre una cordite di entusiasmo compresso per cent'anni e granate
allegre che ridano come volti di fanciulle affilati dalla corsa
in una primavera di pesche rose garofani sparati in cielo dalla
feconditàImpiegare tutte le artiglierie insieme senza avere
il sole basso negli occhiMa presto per caritàPunterie punterie
lente come avemarieV'invito a nozze alte dittatoriali macchine
delle giranti batterie di mare terra cielo gioventù d'una
razza a scoppioGolfo della Spezia sintesi delle forze e gentilezze
d'Italia Golfo della Spezia fiero elastico immenso fascio di combattimentoContro
il Tempo e lo Spazio bastioni d'impedimento e ostinata mediocrità
fuoco fuoco foco a volontàTrenta lampi d'oro viola simmetriciTrenta
nuvolette di fumo giallo brunoTrecentotrentatré tondi tondi
tuoni tatatatata di mitragliatrici antiaeree burrrbanza burrrbanza
di cannoniAlzo brandeggio correzione di rullio beccheggioMille
metriComandare dall'altoConvergere di tanti tanti tanti incensi
di cannoni in elevazione devota all'Ammiraglio idolo telemetri
irradiatore di morteObliquamente nodo scorsoio sul cono d'ombra
d'un eclisse inabissarsiPullulante moltiplicarsi di splendidi
crogiuoliFuribondo accoltellarsi di fiamme muscolose mani adunche
nelle carne fremente del mare contro te sì contro te tanghero
tanghero crepa crepa tangheroUn pezzo di collina rapito dal ventoUn
pacco di pinete e campanili slegatisi sparireChi trema tanto per
la sorte di questa fetta di Palmaria strangolata da una frustante
lingua di nuvola rossa squamosaGià infilzato quell'isolotto
d'avorio impaurito tra le punte spumose di un triangolo di mare
blu e l'alta mitragliatrice zuffa-ingranaggio d'aeroplani dentati
di fuocoEroismo eroismo ideale sfericità appagante di una
vita ardente lava generosa in te langue il cielo o volto esangue
di Lei Lei soave Voluttà che per le curve ombrate d'ombra
della sua pelle melodiosa conduce forse ad una folta caletta asprigna
e ghiotta d'un risucchio di baci o forse ad un grande porto di
giranti luci o forse nel fondo abisso verde-blu sguardo di Dio
dove dove dove su giù poco importa infrangersi infrangersi
a raggiera di lagrime e cuori a brandelli pugnalantiPoliedrici
lampi lampi lampi a ripetizioneOgni incrociatore sparante sussulta
già crocefisso sul pavimento del mare colle batterie spalancate
dentro una enorme traballante corona di spine di fuocoMetallica
carnale mistica insaziabile lussuria questa che addentando tenta
agganciare l'aerea geometria di aeroplani a scoppio colle maestose
curvilinee irritazioni del mareA strappi morsi baci succhianti
contorti sibili schianti schianti strinse stringiamo riannodare
ad ogni costo insieme dentro umanità ruote furore di tubi
spessori spasimi stridori catarri del ferroRabbiosamente lunghe
volanti spirali d'acqua vento schiuma tentano impacchettare il
fiero mas di guerra porta-siluri-in-groppa Ma sfuggirle sfuggirle
scavalcando cataste d'ondate ondate sempre più avanti su
su fino a sfiorare tanti tanti maledetti aeroplani nidi neonati
crepitanti lunghi becchi di fuocoDavanti a destra sinistra dell'inzuppato
timoniere sbattere salire stramazza giù l'altalenante faro-isolotto
candela impazzita d'una camera d'ubriacoSpancia spancia spancia
verso il cielo la buia granulosità dei quartieri bassi
della cittàContro chi mai Portovenere elegante calcia cannonateLerici
e San Terenzio belle addormentate sotto coltri rozze profumate
di resina e balistite voltano le spalle all'incubo tracotante
tracotante tracotanteGli incrociatori vibrano professionalmente
al rosario flautato dei bombardieriLoro dovere è frugare
il cielo con telemetri vivaci utilizzando le 20 miglia che separano
quei neri idrovolanti dalla loro sicura verticale di caduta di
bomba sul ponteColpito a 5 miglia nella sua apertura d'ali di
25 metri che costò un milione l'idrovolante molla tante
potenti bombe sul ponte che per quanto predisposto a non cedere
sotto fracassanti traiettorie di proiettili saliti su nei congelati
dieci mila metri la nave ora sfascia il suo pezzo di 450 milioniL'apprende
radiotelefonicamente l'Ammiraglio in carlinga colle cifre-destini
dei suoi idrovolanti sguinzagliati in esplorazione caccia di sommergibili
e distruzione di basi navaliOrdine di lanciare i siluri a 6000
metri dall'obbiettivo non primaNell'idroscalo 74 un idrovolante
armatissimo apre la miscela del carburante e subito una velocità
sospesa nel doppiare Capo Corvo e una lieta danza sul mare di
ViareggioUna nave sommersa o sommergibile affiorante grigioverdeviolaceo
imputridire senza vedere le minacce del cieloMa poiché
il radiatore perde acqua è meglio tornareSotto le ali fuggono
due laghi di bragia squilibrarsi capovolgersi sulla PalmariaColpito
si aggrappò ad un montante ma la faccia del suo meccanico
è scolpita nel ferroChi mai attacca quel disgraziato dall'alto
e dal bassoGiù la testa rientra il ventre e lascia cadere
la tua bombaVorrebbe gustarne il punto di caduta nello sparpagliamento
di quei reparti polverosi che sgombrano in fretta tre villaggi
ma una ala veloce gli ruba la ghiotta visioneSolenne obliquità
d'una nave grigia irta di fiamme gialleUna asfissiante colonna
di fumo di nafta alta 1000 metri sale da TinottoGirarlaNo! Attraversarla
per non perdere tempoTorrido calore occhi arsi la fusoliera non
regge la sua lineaSparato in coda egli spara in coda il suo aggressore
ma si sente meno rapido di lui svincolarsi e volare contro un
altro mirare bene precipitandolo ne raggiunge un terzo volandogli
vicino distanza minima papapapa e il colpito s'impenna sembra
fare acrobazie poi scendere sparire fra boschi tetri nel pianto
d'una pioggerella fine fine fineQuesta subitamente incollerita
sferza una squadriglia che vola a 1000 metri sull'Arsenale nello
sgambettìo bianco dei fulmini Grondaie impazzite sotto
grondaie di mestiere verso un biondo taglio d'azzurro che incornicia
un casupolame sospeso a Monte Marcello e due apparecchi che infilzano
il loro soffitto di nuvole rossicce scomparsiSeminare bombeSotto
di loro guardare due autocarri fermi e una locomotiva che fugge
terrorizzata da far ridere le sue rotaieOrchestrale borbottìo
di batterie antiaeree intorno all'occhio del bombardatore che
cerca nel traguardo di mira uno squadrone di cavalleria graaang
graaang cavalleggeri esplosi in tutte le direzioni con indomabili
pezzi di cavalli proiettili scheggeFinirà per perdere un'ala
nelle nuvole scendere occorre ma patatastriiing atroce scossa
d'uno schianto di pino urtato in cresta al Muzzarone sparando
sparava sbaglia anche lui sotto la strafottenza d'altri nemici
che volano trecento metri più su distratti solenni nei
loro gialli pontoni da bombardamento sospesi per scherzoA bassa
quota entrare nell'intimità d'una fucileria crepitare appetitoso
di castagne sulla bragia del focolare ma invece del buon vino
cotto un caldo liquore cola sulla gamba sinistra poiché
gli sparano da tutte le parti fingere d'essere ammazzato foglia
morta l'inseguono giùBruscamente si raddrizza e vede davanti
a sé delle spalle che divampano a precipizio in una zuffa
di palme e terrazzeVinto e vincitore cadere insieme ma l'iracondo
ardore del vinto agonizzante soffiato contro il vincitore da una
elica che non vuole morire gli brucia la vittoria nelle gotePerché
mai quell'idrovolante conficcò la sua ala destra in una
dogana carbonizzata privo di velocità s'impennò
si capovolse e moreCerto quel caccia lassù è stanco
di fare il tiratore astuto occhio forante e disprezza i nemici
sobbalzanti bolidi a capofitto dietro soavità di colline
e paceHa finalmente molta aria intorno e può riassumere
il segreto di vincere: 1° preparare buone cartucce 2°
un apparecchio che sale facilmente 3° avvicinarsi il più
possibile dall'alto alle spalle mirare sparare da vicino coll'intero
apparecchio quando si scorge il bianco furtivo degli occhi del
nemicoUbriacante piacere di piombare verticalmente capovolgersi
due volte riprendersi malgrado la benzina del serbatoio forato
che spruzza le gambe mentre il torrido motore di 500 cavalli assetati
ne invoca una goccia una sola per incendiarsiGià una ampia
scia bianca di fumo preannunzia la digestione beata dello spazio
sazioVoleva graziosamente planare ma s'accende invece e dalla
fornace volante e fumante che precipita spuntano due teste tre
mani subito le ali volano via come frantumi di una lettera odiata
e il motore piomba col grugno nella fresca mota d'uno stagno lasciando
fuori fiammeggiante coda di nostalgia e piloti arrostitiL'apparecchio
amico capovolgendosi rovescia nel vuoto il suo pilota tuffo a
braccia aperte Giro giro tondo d'amoreA cavallo sopra il mondoBambini
belli e viviTutti cattiviNe voglion tutti moltoMa questo è
già sepolto Giro giro tondoBruciacchiarsi le codeCinquanta
metri cinquantaVenti volte a destraE poi trenta a sinistraZigzag
spirali e cerchiCon diametro di ottantaSi salvi il fortunatoSe
ancor non è sparato Or piangono i bambini perché
nell'atterraggio le belle lastre di cielo del pilota fotografo
si son tutte spaccate e non mangeranno quell'alato croccante di
fucili puntati che porta sotto tante salsicce di bombe e tante
latte di benzina nel cruscottoPovero me sono ferito alla testa
gambe sballottanti ci vedo poco via gli occhiali! sono forse ciecoChi
mi dirà dove volò il mio dolce compagno che a 100
metri da me brandeggiava la sua mitragliatrice poppieraL'arte
delle acrobazie serve poco ma gli avrebbe servito contro quei
maledetti monoposti sveltissimiPoteva piombargli addosso ma la
canaglia innesta la marcia vola e atterrando scopa via 20 pali
telegrafici e un vecchio campanileFinalmente posso disprezzare
l'avanzata spavalda di nuovi aeroplani assalitori e anche il sollazzo
di correre in automobile a sorvegliare il ferito barcollante scendere
odorando di fuoco sotto uno spietato inaffiatoio di proiettili
luminosiVorrei godermi tutto il cielo senza pilotare le gambe
penzoloni fuori dalla carlinga con la coda sicuraPer me s'innalza
un'ultima folta in rosea candela quel biplano forbiciato dalle
granateMi festeggiano alla loro maniera quegli altri due apparecchi
o razzi fallitiDolce andare sfaccendati per l'azzurro liscio mentre
la battaglia cuoce e pigia lampi fra gli scogli di Tino e Tinotto
che il tempestoso tuffo dei proiettili fa schiumareDolce andare
con le fulve migranti sabbie africane che vogliono colorare di
guerra gli indulgenti pacifici nevai20 chilometri di ondulata
bontà verde e poi le Apuane che sembrano piatte e senza
ombre tanto si sono svuotate dei loro pesanti marmi splendidi
per schiacciare nemici in battagliaFulminee liquide maledizioni
su noi che fuori rotta tentiamo orientarci colla bussola sopra
paesaggi annegati Intanto collaudati nuovi motori aerei nelle
cabine di alta quota tutti su nella crepitante altalena d'una
sempre più fresca corona di rose dentate e triangoli di
folgori a 8000 metri d'aria rarefatta Lassù lassù
dove si sentono sulle guance le seriche dolci guance di Dio ogni
cacciatore angelo irto di tizzoni veloci sentendosi ad un tratto
attaccato alle spalle spia nel suo diabolico specchioTempismoAppena
l'immagine dell'aggressore che sorride nel cerchio centrale dello
specchio invade il secondo cerchio più grande e il terzo
ancor più grande subito egli rizza l'apparecchio capriola
all'indietro come un rimorso-pietà lo mira e spara in coda
sparare sparare a dieci metriMa perché le mitragliatrici
intenerite s'inceppanoA che servono le strade ironiche screpolature
della terraCerto ogni albero volerebbe in cielo a fare guerra
se la sua ombra pacifista non tirasse a casa le radiciContro tanti
balordi prolissi apatici striscianti nuvoloni di stupido vapore
e contro tanti naviganti vulcani che eruttano diavoli s'avventano
gli Angeli micidiali che ardono di eccitare furori di resistenza
nell'Indispensabile NemicoIncalcolabile rapidità stratosferica
dei guerreschi apparecchi da cui sporgere la testa dal finestrino
significa fracassarlaTutti calcolano invece la velocità
detonante del tritolo 7000 metri al secondo di quelle snelle prue
che lampeggiando forano le cortine di fumo fra groppe di sottomarini
apparire sparire con schizzi pennacchi d'acqua alti come trombe
marine Al contrattacco in grigia fila indiana s'avanzano undici
cacciatorpediniere ognuno tirandosi dietro la perlacea poppa spumante
d'un ricordo di gabbiani con spiralici fumi che pensano al cielo
prue zannute di cannoni fendere sciacquarsi tempestando di sputi
vermigli l'ondulato orizzonte marino dove una terza squadra nemica
finge una danza di mantellacci neriIl più allegro s'infilza
laggiù sopra uno scoglio digrignando insieme obliquamente
e il comandante della torre poppiera vomita parole rosse fuor
dalla gola che l'ostrica volante d'una ironica scheggia ricesella
e insapora— Ho sete sete seteMa furibondo piomba piomba
giù dai furibondi 1000 metri un tondo aguzzo dissetante
che lo sguscia per sempre sulla tavola dell'infinitoBianco Con
risaaate d'eroismo insolente e singhiozzi singhiozzi l'antichissima
amarezza insanguinata del mare salire salire alle labbra marmoree
della città
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