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Manifesto tecnico della scultura futurista
11
Aprile 1910
Umberto Boccioni
La
scultura, nei monumenti e nelle esposizioni di tutte le città d'Europa,
offre uno spettacolo così compassionevole di barbarie, di goffaggine
e di monotona imitazione, che il mio occhio futurista se ne ritrae con
profondo disgusto! Nella scultura d'ogni paese domina l'imitazione cieca
e balorda delle formule ereditate dal passato, imitazione che viene incoraggiata
dalla doppia vigliaccheria della tradizione e della facilità. Nei
paesi latini abbiamo il peso obbrobrioso della Grecia e di Michelangelo,
che è sopportato con qualche serietà d'ingegno in Francia
e nel Belgio, con grottesca imbecillaggine in Italia.
Nei paesi germanici abbiamo un insulso goticume grecizzante, industrializzato
a Berlino o smidollato con cura effeminata dal professorume tedesco a
Monaco di Baviera. Nei paesi slavi, invece, un cozzo confuso tra il greco
arcaico e i mostri nordici od orientali. Ammasso informe di influenze
che vanno dall'eccesso di particolari astrusi dell'Asia, alla infantile
e grottesca ingegnosità dei Lapponi e degli Eschimesi. In tutte
queste manifestazioni della scultura ed anche in quelle che hanno maggior
soffio di audacia innovatrice si perpetua lo stesso equivoco: l'artista
copia il nudo e studia la statua classica con l'ingenua convinzione di
poter trovare uno stile che corrisponda alla sensibilità moderna
senza uscire dalla tradizionale concezione della forma scultoria.
La quale concezione col suo famoso "ideale di bellezza" di cui
tutti parlano genuflessi, non si stacca mai dal periodo fidiaco e dalla
sua decadenza. Ed è quasi inspiegabile come le migliaia di scultori
che continuano di generazione in generazione a costruire fantocci non
si siano ancora chiesti perché le sale di scultura siano frequentate
con noia ed orrore, quando non siano assolutamente deserte, e perché
i monumenti si inaugurino sulle piazze di tutto il mondo tra l'incomprensione
o l'ilarità generale. Questo non accade per la pittura, a causa
del suo rinnovamento continuo, che, per quanto lento, è la più
chiara condanna dell'opera plagiaria e sterile di tutti gli scultori della
nostra epoca! Bisogna che gli scultori si convincano di questa verità
assoluta: costruire ancora e voler creare con gli elementi egizi, greci
o michelangioleschi è come voler attingere acqua con una secchia
senza fondo in una cisterna disseccata!
Non vi può essere rinnovamento alcuno in un'arte se non ne viene
rinnovata l'essenza, cioè la visione e la concezione della linea
e delle masse che formano l'arabesco. Non è solo riproducendo gli
aspetti esteriori della vita contemporanea che l'arte diventa espressione
del proprio tempo, e perciò la scultura come è stata intesa
fino ad oggi dagli artisti del secolo passato e del presente è
un mostruoso anacronismo! La scultura non ha progredito, a causa della
ristrettezza del campo assegnatole dal concetto accademico del nudo. Un'arte
che ha bisogno di spogliare interamente un uomo o una donna per cominciare
la sua funzione emotiva è un'arte morta!
La pittura s'è rinsanguata, approfondita e allargata mediante il
paesaggio e l'ambiente fatti simultaneamente agire sulla figura umana
o sugli oggetti, giungendo alla nostra futurista compenetrazione dei piani
(Manifesto tecnico della Pittura futurista;11 aprile 1910). Così
la scultura troverà nuova sorgente di emozione, quindi di stile,
estendendo la sua plastica a quello che la nostra rozzezza barbara ci
ha fatto sino ad oggi considerare come suddiviso, impalpabile, quindi
inesprimibile plasticamente.
Noi dobbiamo partire dal nucleo centrale dell'oggetto che si vuol creare,
per scoprire le nuove leggi, cioè le nuove forme che lo legano
invisibilmente ma matematicamente all'infinito plastico apparente e all'infinito
plastico interiore. La nuova plastica sarà dunque la traduzione
nel gesso, nel bronzo, nel vetro, nel legno e in qualsiasi altra materia,
dei piani atmosferici che legano e intersecano le cose. Questa visione
che io ho chiamato trascendentalismo fisico (Conferenza sulla Pittura
futurista al Circolo Artistico di Roma; Maggio 1911) potrà rendere
plastiche le simpatie e le affinità misteriose che creano le reciproche
influenze formali dei piani degli oggetti. La scultura deve quindi far
vivere gli oggetti rendendo sensibile, sistematico e plastico il loro
prolungamento nello spazio, poiché nessuno può più
dubitare che un oggetto finisca dove un altro comincia e non v'è
cosa che circondi il nostro corpo: bottiglia, automobile, casa, albero,
strada, che non lo tagli e non lo sezioni con un arabesco di curve e di
rette.
Due sono stati i tentativi di rinnovamento moderno della scultura: uno
decorativo per lo stile, l'altro prettamente plastico per la materia.
Il primo, anonimo e disordinato, mancava del genio tecnico coordinatore,
e, troppo legato alle necessità economiche dell'edilizia, non produsse
che pezzi di scultura tradizionale più o meno decorativamente sintetizzati
e inquadrati in motivi o sagome architettoniche o decorative. Tutti i
palazzi e le case costruite con un criterio di modernità hanno
in loro questi tentativi in marmo, in cemento o in placche metalliche.
Il secondo, più geniale, disinteressato e poetico, ma troppo isolato
e frammentario, mancava di un pensiero sintetico che affermasse una legge.
Poiché nell'opera di rinnovamento non basta credere con fervore,
ma occorre propugnare e determinare qualche norma che segni una strada.
Alludo al genio di Medardo Rosso, a un italiano, al solo grande scultore
moderno che abbia tentato di aprire alla scultura un campo più
vasto, di rendere con la plastica le influenze d'un ambiente e i legami
atmosferici che lo avvincono al soggetto. Degli altri tre grandi scultori
contemporanei, Constantin Meunier nulla ha portato di nuovo nella sensibilità
scultoria. Le sue statue sono quasi sempre fusioni geniali dell'eroico
greco con l'atletica umiltà dello scaricatore, del marinaio, del
minatore. La sua concezione plastica e costruttiva della statua e del
bassorilievo è ancora quella del Partenone o dell'eroe classico,
pur avendo egli per la prima volta tentato di creare e divinizzare soggetti
prima di lui disprezzati o lasciati alla bassa riproduzione veristica.
La Bourdelle porta nel blocco scultorio una severità quasi rabbiosa
di masse astrattamente architettoniche.
Temperamento appassionato, torvo, sincero di cercatore, non sa purtroppo
liberarsi da una certa influenza arcaica a da quella anonima di tutti
i tagliapietra delle cattedrali gotiche. Rodin è di una agilità
spirituale più vasta, che gli permette di andare dall'impressionismo
del Balzac all'incertezza dei Borghesi di Calais e a tutti gli altri peccati
michelangioleschi. Egli porta nella sua scultura un'ispirazione inquieta,
un impeto lirico grandioso, che sarebbero veramente moderni se Michelangelo
e Donatello non li avessero avuti, con le quasi identiche forme, quattrocento
anni or sono e se servissero invece ad animare una realtà completamente
ricreata. Abbiamo quindi nell'opera di questi tre grandi ingegni tre influenze
di periodi diversi: greca in Meunier; gotica in La Bourdelle; della rinascenza
italiana in Rodin.
L'opera di Medardo Rosso è invece rivoluzionaria, modernissima,
più profonda e necessariamente ristretta. In essa non si agitano
eroi né simboli, ma il piano d'una fronte di donna o di bimbo accenna
ad una liberazione verso lo spazio, che avrà nella storia dello
spirito una importanza ben maggiore di quella che non gli abbia data il
nostro tempo. Purtroppo le necessità impressionistiche del tentativo
hanno limitato le ricerche di Medardo Rosso ad una specie di alto o bassorilievo,
la qual cosa dimostra che la figura è ancora concepita come mondo
a sé, con base tradizionale e scopi episodici. La rivoluzione di
Medardo Rosso, per quanto importantissima, parte da un concetto troppo
esteriormente pittorico, trascura il problema d'una nuova costruzione
dei piani e il tocco sensuale del pollice che imita la leggerezza della
pennellata impressionista, dà un senso vivace immediatezza, ma
obbliga alla esecuzione rapida dal vero e toglie all'opera d'arte il suo
carattere di creazione universale.
Ha quindi gli stessi pregi e difetti dell'impressionismo pittorico, dalle
cui ricerche parte la nostra rivoluzione estetica la quale, continuandole,
se ne allontana fino all'estremo opposto. In scultura come in pittura
non si può rinnovar se non cercando lo stile del movimento, cioè
rendendo sistematico e definitivo come sintesi quello che l'impressionismo
ha dato come frammentario, accidentale, quindi analitico.
E questa sistematizzazione delle vibrazioni delle luci e delle compenetrazioni
dei piani produrrà la scultura futurista, il cui fondamento sarà
architettonico, non soltanto come costruzione di masse, ma in modo che
il blocco scultorio abbia in sé gli elementi architettonici dell'ambiente
scultorio in cui vive il soggetto. Naturalmente, noi daremo una scultura
d'ambiente. Una composizione scultoria futurista avrà in sé
meravigliosi elementi matematici e geometrici che compongono gli oggetti
del nostro tempo. E questi oggetti non saranno vicini alla statua come
attributi esplicativi o elementi decorativi staccati, ma, seguendo le
leggi di una nuova concezione dell'armonia, saranno incastrati nelle linee
muscolari di un corpo. Così, dall'ascella di un meccanico potrà
uscire la ruota d'un congegno, così la linea di un tavolo potrà
tagliare la testa di chi legge, e il libro sezionare col suo ventaglio
di pagine lo stomaco del lettore.
Tradizionalmente, la statua si intaglia e si delinea sullo sfondo atmosferico
dell'ambiente in cui è esposta. La pittura futurista ha superata
questa concezione della continuità ritmica delle linee in una figura
e dell'isolamento di essa dal fondo e dallo spazio avviluppante invisibile.
"La poesia futurista - secondo il poeta Martinetti - dopo aver distrutta
la metrica tradizionale e creato il verso libero, distrugge ora la sintassi
e il periodo latino. La poesia futurista è una corrente spontanea
ininterrotta di analogie, ognuna riassunta intuitivamente nel sostantivo
essenziale. Dunque, immaginazione senza fili e parole in libertà".
La musica futurista di Balilla Pratella infrange la tirannia cronometrica
del ritmo. Perché la scultura dovrebbe rimanere indietro, legata
a leggi che nessuno ha il diritto di imporle? Rovesciamo tutto, dunque,
e proclamiamo l'assoluta e completa abolizione della linea finita e della
statua chiusa.
Spalanchiamo la figura e chiudiamo in essa l'ambiente. Proclamiamo che
l'ambiente deve far parte del blocco plastico come un mondo a sé
e con leggi proprie; che il marciapiede può salire sulla vostra
tavola, e che la vostra testa può attraversare la strada mentre
tra una casa e l'altra la vostra lampada allaccia la sua ragnatela di
raggi di gesso. Proclamiamo che tutto il mondo apparente deve precipitarsi
su di noi, amalgamarsi, creando un'armonia colla sola misura dell'intuizione
creativa; che una gamba, un braccio o un oggetto, non avendo importanza
se non come elementi del ritmo plastico, possono essere aboliti, non per
imitare un frammento greco o romano, ma per ubbidire all'armonia che l'autore
vuoi creare. Un insieme scultorio, come un quadro, non può assomigliare
che a sé stesso, poiché la figura e le cose devono vivere
in arte al di fuori della logica fisionomica.
Così una figura può essere vestita in un braccio e nuda
nell'altro, e le diverse linee d'un vaso di fiori possono rincorrersi
agilmente fra le linee del cappello e quelle dei collo. Così dei
piani trasparenti, dei vetri, delle lastre di metallo, dei fili, delle
luci elettriche esterne o interne potranno indicare i piani, le tendenze,
i toni, i semitoni di una nuova realtà. Così una nuova intuitiva
colorazione di bianco, di grigio, di nero, può aumentare la forza
emotiva dei piani, mentre la nota di un piano colorato accentuerà
con violenza il significato astratto del fatto plastico! Ciò che
abbiamo detto sulle linee - forze in pittura (Prefazione - manifesto al
catalogo della I Esposizione futurista di Parigi; ottobre 1911) può
dirsi anche per la scultura, facendo vivere la linea muscolare statica
nella linea - forza dinamica. In questa linea muscolare predominerà
la linea retta, che è la sola corrispondente alla semplicità
interna della sintesi che noi contrapponiamo al barocchismo esterno dell'analisi.
Ma la linea retta non ci condurrà alla imitazione degli egizi,
dei primitivi o dei selvaggi, come qualche scultore moderno ha disperatamente
tentato per liberarsi dal greco. La nostra linea retta sarà viva
e palpitante; si presterà a tutte le necessità delle infinite
espressioni della materia, e la sua nuda severità fondamentale
sarà il simbolo dalla severità di acciaio delle linee del
macchinario moderno.
Possiamo infine affermare che nella scultura l'artista non deve indietreggiare
davanti a nessun mezzo pur di ottenere una realtà. Nessuna paura
è più stupida di quella che ci fa temere di uscire dall'arte
che esercitiamo. Non v'è né pittura, né scultura,
né musica, né poesia, non v'è che creazione! Quindi
se una composizione sente il bisogno d'un ritmo speciale di movimento
che aiuti o contrasti il ritmo fermato dell'insieme scultorio (necessità
dell'opera d'arte) si potrà applicarvi un qualsiasi congegno che
possa dare un movimento ritmico adeguato a dei piani o a delle linee.
Non possiamo dimenticare che il tic-tac e le sfere in moto di un orologio,
che l'entrata o l'uscita di uno stantuffo in un cilindro, che l'aprirsi
e il chiudersi di due ruote dentate con l'apparire e lo scomparire continuo
dei loro rettangoletti d'acciaio, che la furia di un volante o il turbine
di un'elica, sono tutti elementi plastici e pittorici, di cui un'opera
scultoria futurista deve valersi.
L'aprirsi e il richiudersi di una valvola crea un ritmo altrettanto bello
ma infinitamente più nuovo di quello d'una palpebra animale!
CONCLUSIONI:
1. - Proclamare che la scultura si prefigge la ricostruzione astratta
dei piani e dei volumi che determinano le forme, non il loro valore figurativo.
2.- Abolire in scultura, come in qualsiasi altra arte, il sublime tradizionale
dei soggetti.
3. - Negare alla scultura qualsiasi scopo di ricostruzione episodica veristica,
ma affermare la necessità assoluta di servirsi di tutte le realtà
per tornare agli elementi essenziali della sensibilità plastica.
Quindi percependo i corpi e le loro parti come zone plastiche, avremo
in una composizione scultoria futurista, piani di legno o di metallo,
immobili o meccanicamente mobili, per un oggetto, forme sferiche pelose
per i capelli, semicerchi di vetro per un vaso, fili di ferro e reticolati
per un piano atmosferico, ecc. ecc.
4. - Distruggere la nobiltà tutta letteraria e tradizionale del
marmo e del bronzo. Negare l'esclusività di una materia per la
intera costruzione d'un insieme scultorio. Affermare che anche venti materie
diverse possono concorrere in una sola opera allo scopo dell'emozione
plastica. Ne enumeriamo alcune: vetro, legno, cartone, ferro, cemento,
crine, cuoio, stoffa, specchi, luce elettrica, ecc. ecc.
5. - Proclamare che nell'intersecazione dei piani di un libro con gli
angoli d'una tavola, nelle rette di un fiammifero, nel telaio di una finestra,
v'è più verità che in tutti i grovigli di muscoli,
in tutti i seni e in tutte le natiche di eroi o di veneri che ispirano
la moderna idiozia scultoria.
6. - Che solo una modernissima scelta di soggetti potrà portare
alla scoperta di nuove idee plastiche.
7. - Che la linea retta è il solo mezzo che possa condurre alla
verginità primitiva di una nuova costruzione architettonica delle
masse o zone scultorie.
8. - Che non vi può essere rinnovamento se non attraverso la scultura
d'ambiente, perché con essa la plastica si svilupperà, prolungandosi
nello spazio per modellarlo. Quindi da oggi anche la creta potrà
modellare l'atmosfera che circonda le cose.
9. - La cosa che si crea non è che il ponte tra l'infinito plastico
esteriore e l'infinito plastico interiore, quindi gli oggetti non finiscono
mai e si intersecano con infinite combinazioni di simpatia e urti di avversione.
10. - Bisogna distruggere il nudo sistematico; il concetto tradizionale
della statua e del monumento!
11. - Rifiutare coraggiosamente qualsiasi lavoro, a qualsiasi prezzo,
che non abbia in sé una pura costruzione di elementi plastici completamente
rinnovati.
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