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Il manifesto tecnico dei pittori futuristi
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Aprile 1910
Umberto Boccioni, Carlo Dalmazzo Carrà , Luigi Russolo, Giacomo
Balla, Gino Severini
Nel primo manifesto, da noi lanciato l'8 marzo 1910 dalla ribalta del
Politeama Chiarella di Torino, esprimemmo le nostre profonde nausee, i
nostri fieri disprezzi, le nostre allegre ribellioni contro la volgarità,
contro il mediocrismo, contro il culto fanatico e snobistico dell'antico,
che soffocano l'Arte nel nostro Paese.
Noi ci occupavamo allora delle relazioni che esistono fra noi e la società.
Oggi invece, con questo secondo manifesto, ci stacchiamo risolutamente
da ogni considerazione relativa e assurgiamo alle più alte espressioni
dell'assoluto pittorico. La nostra brama di verità non può
più essere appagata dalla Forma nè dal Colore tradizionali!
Il gesto, per noi, non sarà più un momento fermato del dinamismo
universale: sarà, decisamente, la sensazione dinamica eternata
come tale. Tutto si muove, tutto corre, tutto volge rapido. Una figura
non è mai stabile davanti a noi, ma appare e scompare incessantemente.
Per la persistenza della immagine nella retina, le cose in movimento si
moltiplicano, si deformano, susseguendosi, come vibrazioni, nello spazio
che percorrono. Così un cavallo in corsa non ha quattro gambe:
ne ha venti, e i loro movimenti sono triangolari. Tutto in arte è
convenzione, e le verità di ieri sono oggi, per noi, pure menzogne.
Affermiamo ancora una volta che il ritratto, per essere un'opera d'arte,
non può nè deve assomigliare al suo modello, e il pittore
ha in sè i paesaggi che vuol produrre. Per dipingere una figura
non bisogna farla; bisogna farne un'atmosfera.
Lo spazio non esiste più; una strada bagnata dalla pioggia e illuminata
da globi elettrici s'inabissa fino al centro della terra. Il Sole dista
da noi migliaia di chilometri; ma la casa che ci sta davanti non ci appare
forse incastonata nel disco solare? Chi può credere ancora all'opacità
dei corpi, mentre la nostra acuita e moltiplicata sensibilità ci
fa intuire le oscure manifestazioni dei fenomeni medianici? Perchè
si deve continuare a creare senza tener conto della nostra potenza visiva
che può dare risultati analoghi a quelli dei raggi X? Innumerevoli
sono gli esempi che danno una sanzione positiva alle nostre affermazioni.
Le sedici persone che avete intorno a voi in un tram che corre sono una,
dieci, quattro, tre: stanno ferme e si muovono; vanno e vengono, rimbalzano
sulla strada, divorate da una zona di sole, indi tornano a sedersi, simboli
persistenti della vibrazione universale.
E, talvolta, sulla guancia della persona con cui parliamo nella via noi
vediamo il cavallo che passa lontano. I nostri corpi entrano nei divani
su cui ci sediamo, e i divani entrano in noi, così come il tram
che passa entra nelle case, le quali alla loro volta si scaraventano sul
tram e con esso si amalgamano. La costruzione dei quadri è stupidamente
tradizionale. I pittori ci hanno sempre mostrato cose e persone poste
davanti a noi.
Noi porremo lo spettatore nel centro del quadro. Come tutti i campi del
pensiero umano, alle immobili oscurità del dogma è subentrata
la illuminata ricerca individuale, così bisogna che nell'arte nostra
sia sostituita alla tradizione accademica una vivificante corrente di
libertà individuale. Noi vogliamo rientrare nella vita. La scienza
d'oggi, negando il suo passato, risponde ai bisogni intellettuali del
nostro tempo. La nostra nuova coscienza non ci fa più considerare
l'uomo come centro della vita universale. Il dolore di un uomo è
interessante, per noi, quanto quello di una lampada elettrica, che soffre,
e spasima, e grida con le più strazianti espressioni di colore;
e la musicalità della linea e delle pieghe di un vestito moderno
ha per noi una potenza emotiva e simbolica uguale a quella che il nudo
ebbe per gli antichi. Per concepire e comprendere le bellezze nuove di
un quadro moderno bisogna che l'anima ridiventi pura; che l'occhio si
liberi dal velo di cui l'hanno coperto l'atavismo e la cultura e consideri
come solo controllo la Natura, non già il Museo!
Allora, tutti si accorgeranno che sotto la nostra epidermide, non serpeggia
il bruno, ma che vi splende il giallo, che il rosso vi fiammeggia, e che
il verde, l'azzurro e il violetto vi danzano, voluttuosi e carezzevoli!
Come si può ancora veder roseo un volto umano, mentre la nostra
vita si è innegabilmente sdoppiata nel nottambulismo? Il volto
umano è giallo, è rosso, è verde, è azzurro,
è violetto. Il pallore di una donna che guarda la vetrina di un
gioielliere è pia iridescente di tutti i prismi dei gioielli che
l'affascinano. Le nostre sensazioni pittoriche non possono essere mormorate.
Noi le facciamo cantare e urlare nelle nostre tele che squillano fanfare
assordanti e trionfali!
I nostri occhi abituati alla penombra si apriranno alle più radiose
visioni di luce. Le ombre che dipingeremo saranno più luminose
delle luci dei nostri predecessori, e i nostri quadri, a confronto di
quelli immagazzinati nei musei, saranno il giorno più fulgido contrapposto
alla notte più cupa. Questo naturalmente ci porta a concludere
che non può sussistere pittura senza divisionismo. Il divisionismo,
tuttavia, non è nel nostro concetto un mezzo tecnico che si possa
metodicamente imparare ed applicare. Il divisionismo, nel pittore moderno,
deve essere un complementarismo congenito, da noi giudicato essenziale
e fatale.
E infine respingiamo fin d'ora la facile accusa di barocchismo con la
quale ci si vorrà colpire. Le idee che abbiamo esposte qui derivano
unicamente dalla nostra sensibilità acuita. Mentre barocchismo
significa artificio, virtuosismo maniaco e smidollato, l'Arte, che noi
preconizziamo, è tutta di spontaneità e di potenza.
NOI PROCLAMIAMO:
1. Che il complementarismo congenito è una necessità assoluta
nella pittura, come il verso libero nella poesia e come la polifonia nella
musica.
2. Che il dinamismo universale deve essere reso come sensazione dinamica.
3. Che nell'interpretazione della Natura occorrono sincerità e
verginità.
4. Che il moto e la luce distruggono la materialità dei corpi.
NOI COMBATTIAMO:
1. Contro il patinume e la velatura da falsi antichi.
2. Contro l'arcaismo superficiale ed elementare a base di tinte piatte,
che riduce la pittura ad una impotente sintesi infantile e grottesca.
3. Contro il falso avvenirismo dei secessionisti e degli indipendenti,
nuovi accademici d'ogni paese.
4. Contro il nudo in pittura, altrettanto stucchevole ed opprimente quanto
l'adulterio nella letteratura.
Voi ci credete pazzi. Noi siamo invece i Primitivi di una nuova sensibilità
completamente trasformata. Fuori dall'atmosfera in cui viviamo noi, non
sono che tenebre. Noi futuristi ascendiamo verso le vette più eccelse
e più radiose, e ci proclamiamo Signori della Luce, poiché
già beviamo alle vive fonti del Sole.
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