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Manifesto dei Pittori Futuristi
11
Febbraio 1910
Umberto Boccioni , Carlo Dalmazzo Carrà , Luigi Russolo, Giacomo
Balla , Gino Severini
Agli artisti giovani d'Italia!
Il grido di ribellione che noi lanciamo, associando i nostri ideali a
quelli dei poeti futuristi, non parte già da una chiesuola estetica,
ma esprime il violento desiderio che ribolle oggi nelle vene di ogni artista
creatore. Noi vogliamo combattere accanitamente la religione fanatica,
incosciente e snobistica del passato, alimentata dall'esistenza nefasta
dei musei.
Ci ribelliamo alla supina ammirazione delle vecchie tele, delle vecchie
statue, degli oggetti vecchi e all'entusiasmo per tutto ciò che
è tarlato, sudicio, corroso dal tempo, e giudichiamo ingiusto,
delittuoso, l'abituale disdegno per tutto ciò che è giovane,
nuovo e palpitante di vita.
Compagni! Noi vi dichiariamo che il trionfante progresso delle scienze
ha determinato nell'umanità mutamenti tanto profondi, da scavare
un abisso fra i docili schiavi del passato e noi liberi, noi sicuri della
radiosa magnificenza del futuro.
Noi siamo nauseati dalla pigrizia vile che dal Cinquecento in poi fa vivere
i nostri artisti d'un incessante sfruttamento delle glorie antiche. Per
gli altri popoli, l'Italia è ancora una terra di morti, un'immensa
Pompei biancheggiante di sepolcri. L'Italia invece rinasce, e al suo risorgimento
politico segue il risorgimento intellettuale.
Nel paese degli analfabeti vanno moltiplicandosi le scuole: nel paese
del dolce far niente ruggono ormai officine innumerevoli: nel paese dell'estetica
tradizionale spiccano oggi il volo ispirazioni sfolgoranti di novità.
È vitale soltanto quell'arte che trova i propri elementi nell'ambiente
che la circonda.
Come i nostri antenati trassero materia d'arte dall'atmosfera religiosa
che incombeva sulle anime loro, cosi noi dobbiamo ispirarci ai tangibili
miracoli della vita contemporanea, alla ferrea rete di velocità
che avvolge la Terra, ai transatlantici, alle Dreadnought, ai voli meravigliosi
che solcano i cieli, alle audacie tenebrose dei navigatori subacquei,
alla lotta spasmodica per la conquista dell'ignoto. E possiamo noi rimanere
insensibili alla frenetica attività delle grandi capitali, alla
psicologia nuovissima del nottarnbulismo, alle figure febbrili del viveur,
della cocotte, dell'apache, e dell'alcolizzato?
Volendo noi pure contribuire al necessario rinnovamento di tutte le espressioni
d'arte, dichiariamo guerra, risolutamente, a tutti quegli artisti e a
tutte quelle istituzioni che, pur camuffandosi d'una veste di falsa modernità,
rimangono invischiati nella tradizione, nell'accademismo, e sopratutto
in una ripugnante pigrizia cerebrale. Noi denunciamo al disprezzo dei
giovani tutta quella canaglia incosciente che a Roma applaude a una stomachevole
rifioritura di classicismo rammollito; che a Firenze esalta dei nevrotici
cultori d'un arcaismo ermafrodito; che a Milano rimunera una pedestre
e cieca manualità quarantottesca; che a Torino incensa una pittura
da funzionari governativi in pensione, e a Venezia glorifica un farraginoso
patinume da alchimisti fossilizzati!
Insorgiamo, insomma, contro la superficialità, la banalità
e la facilità bottegaia e cialtrona che rendono profondamente spregevole
la maggior parte degli artisti rispettati di ogni regione d’Italia.
Via, dunque, restauratori prezzolati di vecchie croste! Via, archeologhi
affetti da necrofilia cronica! Via, critici, compiacenti lenoni! Via,
accademie gottose, professori ubbriaconi e ignoranti! Via! Domandate a
questi sacerdoti del vero culto, a questi depositari delle leggi estetiche,
dove siano oggi le opere di Giovanni Segantini; domandate loro perché
le Commissioni ufficiali non si accorgano dell'esistenza di Gaetano Previati;
domandate loro dove sia apprezzata la scultura di Medardo Rosso!...
E chi si cura di pensare agli artisti che non hanno vent'anni di lotte
e di sofferenze, ma che pur vanno preparando opere destinate ad onorare
la patria? Hanno ben altri interessi da difendere, i critici pagati! Le
esposizioni i concorsi, la critica superficiale e non mai disinteressata
condannano l'arte italiana all'ignominia di una vera prostituzione! E
che diremo degli specialisti? Suvvia! Finiamola, coi Ritrattisti, cogl'Internisti,
coi Laghettisti, coi Montagnisti!...
Li abbiamo sopportati abbastanza, tutti codesti impotenti pittori da villeggiatura!
Finiamola con gli sfregiatori di marmi che ingombrano le piazze e profanano
i cimiteri! Finiamola con l'architettura affaristica degli appaltatori
di cementi armati! Finiamola coi decoratori da strapazzo, coi falsificatori
di ceramiche, coi cartellonisti venduti e cogli illustratori sciatti e
balordi!
Ed ecco le nostre conclusioni recise: Con questa entusiastica adesione
al futurismo, noi vogliamo:
1) Distruggere il culto del passato, l'ossessione dell'antico, il pedantismo
e il formalismo accademico.
2) Disprezzare profondamente ogni forma d'imitazione.
3) Esaltare ogni forma di originalità, anche se temeraria, anche
se violentissima.
4) Trarre coraggio ed orgoglio dalla facile faccia di pazzia con cui si
sferzano e s'imbavagliano gl'innovatori.
5) Considerare i critici d'arte come inutili e dannosi.
6) Ribellarci contro la tirannia delle parole: armonia e di buon gusto,
espressioni troppo elastiche, con le quali si potranno facilmente demolire
l'opera di Rembrandt, quella di Goya e quella di Rodin.
7) Spazzar via dal campo ideale dell'arte tutti i motivi, tutti i soggetti
già sfruttati.
8) Rendere e magnificare la vita odierna, incessantemente e tumultuosamente
trasformata dalla scienza vittoriosa. Siano sepolti i morti nelle più
profonde viscere della terra! Sia sgombra di mummie la soglia del futuro!
Largo ai giovani, ai violenti, ai temerari!
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