LA
NUOVA ARCHITETTURA
Enrico Prampolini
1931
Architettura, parola magica che svela fisionomia dei tempi ed esalta
i caratteri di una razza. Parola che oggi acquista un valore più
universale poiché vibra potenzialmente nell'atmosfera evolutiva
delle arti e riassume in sintesi la volontà intima dello spiritualismo
contemporaneo magnetizzato e orientato verso queste forze ascensionali
disciplinate dal "Cosmos architettonico".
L'importanza che assume così l'architettura, nella vita dello
spirito di un popolo, è rilevantissima, inquantoché, non
investe soltanto i problemi tecnici della costruzione, o l'espressione
stilistica di questa, ma coinvolge egualmente i problemi immanenti del
dinamismo della vita quotidiana, in relazione ai problemi trascendenti
della realtà formale-architettonica, contemplando ed esaltando
le necessità etniche e le ragioni etiche di ciascun popolo nel
tempo e nello spazio.
Perciò quindi noi vediamo come ogni stile trovi la sua origine
nello spirito del suo tempo, come ogni rapporto della coscienza umana
s'identitichi con l'universo stesso.
Noi futuristi, magici e istintivi, profeti di ogni moto universale dello
spirito, creatori e costruttori della nuova sensibilità artistica,
abbiamo procreato questa tendenza spirituale verso l'architettura, volgendo
il nostro attivismo estetico intorno alla concezione dell'unità
cosmica di cui l'architettura ne è l'esponente plastico.
La città futurista, non è un sogno per noi futuristi,
ma è un richiamo stilistico ed immanente del dinamismo della
vita contemporanea che attende imperiosamente la propria espressione
architettonica.
La concezione architettonica futurista si può riassumere con
due termini espressivi: lirismo e dinamismo, che hanno caratterizzato
l'avvento dell'estetica futurista.
La visione lirica dell'idea architettonica, trova nel dinamismo plastico,
l'equivalente stilistico.
La vita è evoluzione, movimento, l'arte futurista è lo
stile del movimento, l'architettura futurista è quindi lo stile
del movimento materiato nello spazio. Di conseguenza l'architettura
futurista, non va riguardata solamente come un ulteriore sviluppo dell'evoluzione
dell'estetica dell'architettura, verso un adattamento puramente stilistico,
quanto ad una visione spirituale del mondo moderno e delle nuove forze
che in esso si scatenano in potenza.
Il dominio dell'aria e della velocità hanno arricchito la nostra
sensibilità di nuovi valori emotivi, di nuove possibilità
estetiche. Il regno della macchina ci ha spalancato nuovi orizzonti
stilistici, poiché ignoti paesaggi meccanici si sono dischiusi
ai nostri occhi scrutatori dell'al di là, abbeverati alle vive
fonti dell'infinito.
Poemi di forme in libertà lanciate nello spazio insaziabile –
archi e volte serrate in competizione con l'azzurro infinito –
tettoie-ventagli protesi verso gli orizzonti sagomati dalle nuove individualità
architettoniche, – migliala di occhi rettangolari e multiformi
spalancati nell'universo, spettatori e interpreti del diuturno dinamismo
umano, distribuiti su piani verticali e orizzontali fra poderose ossature
plastiche semoventi.
Raggiere metalliche e reti d'acciaio aperte sul mondo atmosferico in
attesa d'arrestare ritmicamente il moto della vita quotidiana, animata
da velocissime ferrovie aeree e verticalissimi ascensori irrequieti.
Altimetrie di terrazze offerte all'irraggiungibile azzurro terrestre,
e poi simultaneità di sagome plastiche intelaiate parabolicamente,
tessono il dramma plastico dello spazio.
Poesia o architettura? Immagine lirica o analogia architettonica?
Niente di tutto questo, ma semplicemente e puramente architettura. Maravigliosa
e fertile visione creatrice dell'architettura futurista che gettando
nell'oblìo i simulacri del passato, attenta la vita alle costellazioni
per innalzare le poderose fabbriche delle città futuriste, centrali
esplosive dell'avvenire.
Noi futuristi, pur riconoscendo l'altissima importanza delle nuove realtà
architettoniche innalzate audacemente fra le vie di Bruxelles, di Rotterdam,
di Praga, di Berlino e di Parigi (è da notarsi con piacere la
strada cubista dell'architetto Mallet-Stevens a Parigi, la cité
ouvrière di Corbusier a Bordeaux, l'apparizione delle architetture
futuriste costruite dall'architetto belga Victor Bourgeois nella Rue
de Cubisme a Koelkesberg nel Belgio) abbiamo sempre reagito, con la
nostra inesauribile fantasia creatrice ad ogni atteggiamento collettivista,
per il trionfo del singolo e così per l'architettura, come nell'arte,
noi difendiamo l'unità contro la collettività, la forma
compiuta contro il frammento. Questa identificazione dell'io soggettivo,
con l’io oggettivo, dello spirito con la forma, restano pur sempre
i principi inalienabili su cui s'impernia l'opera della creazione umana
nelle proprie conseguenti manifestazioni.
Questi i termini propulsori che animano l'idea informatrice dell'architettura
futurista.
Domani, forse anche oggi quando la fluttuante borghesia intellettuale
sarà spazzata via dal mercato quotidiano, e potremo respirare
a pieni polmoni l'atmosfera della nuova sensibilità futurista,
il mondo sarà una grande centrale futurista elettrizzata dalle
poliedriche architetture dinamiche a colloquio con gli astri.