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LA MUSICA FUTURISTA – MANIFESTO TECNICO
1911
Balilla Pratella
Tutti
gli innovatori sono stati logicamente futuristi, in relazione ai loro
tempi. Palestrina avrebbe giudicato pazzo Bach, e così Bach avrebbe
giudicato Beethoven, e così Beethoven avrebbe giudicato Wagner.
Rossini si vantava di aver finalmente capito la musica di Wagner leggendola
a rovescio!
Verdi, dopo un'audizione dell' ouverture del Tannhäuser,in una lettera
a un suo amico chiamava Wagner matto! Siamo dunque alla finestra di un
manicomio glorioso, mentre dichiariamo, senza esitare, che il contrappunto
e la fuga, ancor oggi considerati come il ramo più importante dell'insegnamento
musicale, non rappresentano altro che ruderi appartenenti alla storia
della polifonia, propriamente di quel periodo che corre dai fiamminghi
fino a G.S. Bach. In loro sostituzione, la polifonia armonica, fusione
razionale del contrappunto con l'armonia, impedirà al musicista,
una volta per sempre, di sdoppiarsi fra due culture: una trapassata di
qualche secolo, l'altra contemporanea; inconciliabili fra di loro perché
prodotte da due ben differenti maniere di sentire e di concepire. La seconda,
per ragioni logiche di progresso e di evoluzione è già lontana
ed irraggiungibile conseguenza della prima con l'averla riassunta, trasformata
e di gran lunga sorpassata.
L'armonia, anticamente sottintesa nella melodia - suoni susseguentisi
secondo diversi modi di scala nacque quando ciascun suono della melodia
fu considerato in rapporto di combinazione con tutti gli altri suoni del
modo di scala a cui apparteneva.
In tal maniera si arrivò a comprendere che la melodia è
la sintesi espressiva di una successione armonica. Oggi si grida e si
lamenta che i giovani musicisti non sanno più trovare melodie,
alludendo senza dubbio a quelle di Rossini, di Bellini, di Verdi o di
Ponchielli... Si concepisca invece la melodia armonicamente; si senta
l'armonia attraverso diverse e più complesse combinazioni e successioni
di suoni, ed allora si troveranno nuove fonti di melodia. Si finirà
così una volta per sempre di essere dei vili imitatori d'un passato
che non ha più ragione di essere, e dei solleticatori venali del
gusto basso del pubblico.
Noi futuristi proclamiamo che i diversi modi di scala antichi, che le
varie sensazioni di maggiore, minore, eccedente, diminuito, e che pure
i recentissimi modi di scala per toni interi non sono altro che semplici
particolari di un unico modo armonico ed atonale di scala cromatica. Dichiariamo
inoltre inesistenti i valori di consonanza e di dissonanza.
Dalle innumerevoli combinazioni e dalle svariate relazioni che ne deriveranno
fiorirà la melodia futurista. Questa melodia altro non sarà
che la sintesi dell'armonia, simile alla linea ideale formata dall'incessante
fiorire di mille onde marine dalle creste ineguali.
Noi futuristi proclamiamo quale progresso e quale vittoria dell'avvenire
sul modo cromatico atonale, la ricerca la realizzazione del modo enarmonico.
Mentre il cromatismo ci fa unicamente usufruire di tutti i suoni contenuti
in una scala divisa per semitoni minori e maggiori, l'enarmonia, col contemplare
anche le minime suddivisioni del tono, oltre al prestare alla nostra sensibilità
rinnovata il numero massimo di suoni determinabili e combinabili, ci permette
anche nuove e più svariate relazioni di accordi e di timbri.
Ma sopra ogni cosa l'enarmonia ci rende possibili l'intonazione e la modulazione
naturali ed istintive degl'intervalli enarmonici, presentemente infattibili
data l'artificiosità della nostra scala a sistema temperato, che
noi vogliamo superare. Noi futuristi amiamo da molto tempo questi intervalli
enarmonici che troviamo solo nelle stonature dell'orchestra, quando gli
strumenti suonano in impianti diversi, e nei canti spontanei del popolo,
quando sono intonati senza preoccupazioni d'arte.
Il ritmo di danza: monotono, limitato, decrepito e barbaro, dovrà
cedere il dominio della polifonia ad un libero procedimento poliritmico,
limitandosi a rimanerne un particolare caratteristico.
Perciò si dovranno considerare relativi fra di loro i tempi pari,
dispari e misti, come già similmente si considerano i ritmi binarî,
ternarî, ternarî-binarî e binarî-ternarî.
Una o più battute in tempo dispari in mezzo od a chiusura di un
periodo di battuta in tempo pari o misto e viceversa non si dovranno più
condannare con le leggi ridicole e fallaci della così detta quadratura,
disprezzabile paracqua di tutti gli impotenti che insegnano nei conservatorî.
L'alternarsi e il succedersi di tutti i tempi e di tutti i ritmi possibili
troveranno il loro giusto equilibrio solamente nel senso geniale ed estetico
dell'artista creatore.
La conoscenza dell'istrumentazione si dovrà conquistare sperimentalmente.
La composizione istrumentale si concepisca istrumentalmente, immaginando
e sentendo un'orchestra particolare per ogni particolare e diversa condizione
musicale dello spirito.
Tutto ciò sarà possibile quando, disertati i conservatorî,
i licei e le accademie, e determinatane la chiusura, si vorrà finalmente
provvedere alle necessità dell'esperienza, col dare agli studî
musicali un carattere di libertà assoluta. I maestri d'oggi, trasformati
negli esperti di domani, saranno guide e collaboratori oggettivi degli
studiosi, cessando di corrompere inconsciamente i genî nascenti,
col trascinarli dietro la propria personalità e con l'imporre loro
i proprî errori e i proprî criteri.
Per l'uomo, la verità assoluta sta in ciò che egli sente
umanamente L'artista, coll'interpretare virginalmente la natura, l'umanizza
rendendola vera.
Cielo, acque, foreste, fiumi, montagne, intrichi di navi e città
brulicanti, attraverso a l'anima del musicista si trasformano in voci
meravigliose e possenti, che cantano umanamente le passioni e la volontà
dell'uomo, per la sua gioia e per i suoi dolori, e gli svelano in virtù
dell'arte il vincolo comune e indissolubile che lo avvince a tutto il
resto della natura.
Le forme musicali non sono altro che apparenze e frammenti di un unico
tutto ed intero. Ogni forma sta in rapporto alla potenzialità di
espressione e di svolgimento del motivo passionale generatore e alla sensibilità
e intuizione dell'artista creatore. La retorica e l'ampollosità
precedono da una sproporzione fra il motivo passionale e la sua forma
esplicativa, prodotta nella maggior parte dei casi da influenze acciecanti
di tradizioni, di cultura, di ambiente e spesso da limitazione cerebrale.
Il solo motivo passionale impone al musicista la propria esplicazione
formale e sintetica, essendo la sintesi proprietà cardinale dell'espressione
e dell'estetica musicale.
Il contrasto di più motivi passionali ed i rapporti fra i loro
caratteri espressivi e fra la loro potenzialità di espansione e
svolgimento, costituiscono la sinfonia.
La sinfonia futurista considera come sue massime forme: il Poema sinfonico,
orchestrale e vocale e l'Opera teatrale.
Il sinfonista puro trae dai suoi motivi passionali svolgimenti, contrasti,
linee e forme, con fantasia ampia e libera, non dovendo attenersi ad alcun
criterio che non sia il suo senso artistico di equilibrio e di proporzione,
e trovando il suo fine nel complesso dei mezzi espressivi ed estetici
proprî della pura arte musicale. Questo senso di equilibrio futurista
altro non è che il raggiungimento della massima intensità
di espressione.
L'operista attrae, in cambio, nell'orbita dell'ispirazione e dell'estetica
musicale tutti i riflessi delle altre arti concorrenza potente alla moltiplicazione
dell'efficacia espressiva e comunicativa. L'operista deve concepire conseguenti
alla sua ispirazione ed estetica musicale questi altri elementi secondarî.
La voce umana pure essendo massimo mezzo di espressione, perché
nostra e da noi proveniente, sarà circonfusa dall'orchestra, atmosfera
sonora, piena di tutte le voci della natura, rese attraverso l'arte.
La visione del poema sceneggiato balza alla fantasia dell'artista creatore
per una sua particolare necessità, sorta dalla volontà di
esplicare i motivi passionali generatori ed ispiratori. Il poema drammatico
o tragico non si potrà concepire per la musica, se non sarà
in conseguenza di uno stato di anima musicale e nell'unica visione, dell'estetica
musicale. L'operista, creando ritmi nel collegare le parole, crea già
musicalmente ed è autore unico dell'opera propria. Musicando invece
la poesia d'altri, egli rinuncia stupidamente alla sua particolare fonte
di ispirazione originale, alla sua estetica musicale, ed assume da altri
la parte ritmica delle sue melodie.
Il verso libero è il solo adatto, non essendo obbligato a limitazioni
di ritmi e di accenti monotonamente ripetentesi in forme ristrette ed
insufficienti. L'onda polifonica della poesia umana trova nel verso libero
tutti i ritmi, tutti gli accenti e tutti i modi per potersi esuberantemente
esprimere, come in una affascinante sinfonia di parole. Tale libertà
di espressione ritmica è propria della musica futurista.
L'uomo e la moltitudine degli uomini sulla scena non debbono più
imitare fonicamente il comune parlare, ma debbono cantare, come quando
noi, inconsci del luogo e dell'ora, presi da un'intima volontà
di espansione e di dominio, prorompiamo istintivamente nell'essenziale
ed affascinante linguaggio umano. Canto naturale, spontaneo, senza la
misura dei ritmi o degl'intervalli, artificiosa limitazione dell'espressione,
che ci fa qualche volta rimpiangere l'efficacia della parola.
Concludiamo:
1. Bisogna concepire la melodia quale una sintesi dell'armonia, considerando
le definizioni armoniche di maggiore, minore, eccedente e diminuito, come
semplici particolari di un unico modo cromatico atonale.
2. Considerare la enarmonia come una magnifica conquista del futurismo.
3. Infrangere il dominio del ritmo di danza, considerando questo ritmo
quale un particolare del ritmo libero, come il ritmo dell'endecasillabo
può essere un particolare della strofa in versi liberi.
4. Con la fusione dell'armonia e del contrappunto, creare la polifonia
in un senso assoluto, non mai usato fino ad oggi.
5. Impossessarsi di tutti i valori espressivi e dinamici dell'orchestra,
e considerare la istrumentazione sotto l'aspetto di universo sonoro incessantemente
mobile e costituente un unico tutto per la fusione effettiva di tutte
le sue parti.
6. Considerare le forme musicali conseguenti e dipendenti dai motivi passionali
generatori.
7. Non scambiare per forma sinfonica i soliti schemi tradizionali, trapassati
e sepolti della sinfonia.
8. Concepire l'opera teatrale come una forma sinfonica.
9. Proclamare la necessità assoluta che il musicista sia autore
del poema drammatico o tragico per la sua musica. L'azione simbolica del
poema deve balzare alla fantasia del musicista, incalzata dalla volontà
di esplicare motivi passionali. I versi scritti da altri costringerebbero
il musicista ad accettare da altri il ritmo per la propria musica.
10. Riconoscere nel verso libero l'unico mezzo per giungere ad un criterio
di libertà poliritmica.
11. Portare nella musica tutti i nuovi atteggiamenti della natura, sempre
diversamente domata dall'uomo per virtù delle incessanti scoperte
scientifiche. Dare l'anima musicale delle folle, dei grandi cantieri industriali,
dei treni, dei transatlantici, delle corazzate, degli automobili e degli
aeroplani. Aggiungere ai grandi motivi centrali del poema musicale il
dominio della Macchina ed il regno vittorioso della Elettricità.
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