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Distruzione
della sintassi
Immaginazione senza fili
Parole in libertà
11
maggio 1913
Filippo Tommaso Martinetti
La
sensibilità futurista
Il mio Manifesto tecnico della Letteratura futurista (11 maggio 1912)
col quale inventai il lirismo essenziale e sintetico, l’immaginazione
senza fili e le parole in libertà, concerne esclusivamente l'ispirazione
poetica.
La filosofia, le scienze esatte, la politica, il giornalismo, l'insegnamento,
gli affari, pur ricercando forme sintetiche di espressione, dovranno ancora
valersi della sintassi e della punteggiatura. Sono costretto infatti,
a servirmi di tutto ciò per potervi esporre la mia concezione.
Il Futurismo si fonda sul completo rinnovamento della sensibilità
umana avvenuto per effetto delle grandi scoperte scientifiche. Coloro
che usano oggi del telegrafo, del telefono e del grammofono, del treno,
della bicicletta, della motocicletta, dell'automobile, del transatlantico,
del dirigibile, dell'aeroplano, del cinematografo, del grande quotidiano
(sintesi di una giornata del mondo) non pensano che queste diverse forme
di comunicazione, di trasporto e d'informazione esercitano sulla loro
psiche una decisiva influenza.
Un uomo comune può trasportarsi con una giornata di treno, da una
piccola città morta dalle piazze deserte, dove il sole, la polvere
e il vento si divertono in silenzio, ad una grande capitale, irta di luci,
di gesti e di grida... L'abitante di un villaggio alpestre, può
palpitare d'angoscia ogni giorno, mediante un giornale, con i rivoltosi
cinesi, le suffragette di Londra e quelle di New York, il dottor Carrel
e le slitte eroiche degli esploratori polari. L'abitante pusillanime e
sedentario di una qualsiasi città di provincia può concedersi
l'ebrietà del pericolo seguendo in uno spettacolo di cinematografo,
una caccia grossa nel Congo. Può ammirare atleti giapponesi, boxeurs
negri, eccentrici americani inesauribili, parigine elegantissime, spendendo
un franco al teatro di varietà. Coricato poi nel suo letto borghese,
egli può godersi la lontanissima e costosa voce di un Caruso o
di una Burzio.
Queste possibilità diventate comuni, non suscitano curiosità
alcuna negli spiriti superficiali, assolutamente incapaci di approfondire
qualsiasi fatto nuovo come gli arabi che guardavano con indifferenza i
primi aeroplani nel cielo di Tripoli. Queste possibilità sono invece
per l'osservatore acuto altrettanti modificatori della nostra sensibilità,
poiché hanno creato i seguenti fenomeni significativi :
1. Acceleramento della vita, che ha oggi , un ritmo rapido. Equilibrismo
fisico, intellettuale e sentimentale sulla corda tesa della velocità
fra i magnetismi contraddittorii. Coscienze molteplici e simultanee in
uno stesso individuo.
2. Orrore di ciò che è vecchio e conosciuto. Amore del nuovo,
dell'imprevisto.
3. Orrore del quieto vivere, amore del pericolo e attitudine all'eroismo
quotidiano.
4. Distruzione del senso dell'al di là e aumentato valore dell'individuo
che vuol vivre sa vie secondo la frase di Bonnot.
5. Moltiplicazione e sconfinamento delle ambizioni e dei desideri umani.
6. Conoscenza esatta di tutto ciò che ognuno ha d'inaccessibile
e d'irrealizzabile.
7. Semi-uguaglianza dell'uomo e della donna, e minore slivello dei loro
diritti sociali.
8. Deprezzamento dell'amore (sentimentalismo o lussuria), prodotto della
maggiore libertà e facilità erotica nella donna e dall'esagerazione
universale del lusso femminile. Mi spiego: Oggi la donna ama piú
il lusso che l'amore. Una visita a una grande sartoria fatta in compagnia
d'un banchiere amico, panciuto, podagroso, ma che paga, sostituisce perfettamente
il piú caldo convegno d'amore con un giovane adorato. La donna
trova tutto l'ignoto dell'amore nella scelta di una toilette straordinaria,
ultimo modello, che le sue amiche non hanno ancora .L'uomo non ama la
donna priva di lusso. L'amante ha perso ogni prestigio, l'Amore ha perso
il suo valore assoluto. Questione complessa, che mi accontento di sfiorare
.
9. Modificazione del patriottismo diventato oggidí l'idealizzazione
eroica della solidarietà commerciale, industriale e artistica di
un popolo.
10. Modificazione della concezione della guerra, diventata il collaudo
sanguinoso e necessario della forza di un popolo .
11. Passione, arte, idealismo degli Affari. Nuova sensibilità finanziaria.
12. L'uomo moltiplicato dalla macchina. Nuovo senso meccanico, fusione
dell'istinto col rendimento del motore e colle forze ammaestrate .
13. Passione, arte e idealismo dello Sport. Concezione e amore del «record».
14. Nuova sensibilità turistica dei transatlantici e dei grandi
alberghi (sintesi annuale di razze diverse). Passione per la città.
Negazione delle distanze e delle solitudini nostalgiche. Derisione del
divino silenzio verde e del paesaggio intangibile .
15. La terra rimpicciolita dalla velocità . Nuovo senso del mondo.
Mi spiego: Gli uomini conquistarono successivamente il senso della casa,
il senso del quartiere in cui abitavano, il senso della città,
il senso della zona geografica, il senso del continente. Oggi posseggono
il senso del mondo; hanno mediocremente bisogno di sapere ciò che
facevano i loro avi, ma bisogno assiduo di sapere ciò che fanno
i loro contemporanei di ogni parte del mondo. Conseguente necessità,
per l'individuo, di comunicare con tutti i popoli della terra. Conseguente
bisogno di sentirsi centro, giudice e motore dell'infinito esplorato e
inesplorato. Ingigantimento del senso umano e urgente necessità
di fissare ad ogni istante i nostri rapporti con tutta l'umanità
16. Nausea della linea curva, della spirale e del tourniquet. Amore della
retta e del tunnel. Abitudine delle visioni in scorcio e delle sintesi
visuali create dalla velocità dei treni e degli automobili che
guardano dall'alto città e campagne . Orrore della lentezza, delle
minuzie, delle analisi e delle spiegazioni minute. Amore della velocità,
dell'abbreviazione e del riassunto. «Raccontami tutto, presto, in
due parole!» .
17. Amore della profondità e dell'essenza in ogni esercizio dello
spirito.
Ecco alcuni degli elementi della nuova sensibilità futurista che
hanno generato il nostro dinamismo pittorico, la nostra musica antigraziosa
senza quadratura ritmica, la nostra Arte dei rumori e le nostre parole
in libertà .
LE
PAROLE IN LIBERTÀ
Scartando ora tutte le stupide definizioni e tutti i confusi verbalismi
dei professori, io vi dichiaro che il lirismo è la facoltà
rarissima di inebbriarsi della vita e di inebbriarla di noi stessi. La
facoltà di cambiare in vino l'acqua torbida della vita che ci avvolge
e ci attraversa. La facoltà di colorare il mondo coi colori specialissimi
del nostro io mutevole.
Ora supponete che un amico vostro dotato di questa facoltà lirica
si trovi in una zona di vita intensa (rivoluzione, guerra, naufragio,
terremoto ecc.) e venga, immediatamente dopo, a narrarvi le impressioni
avute. Sapete che cosa farà istintivamente questo vostro amico
lirico e commosso?...
Egli comincerà col distruggere brutalmente la sintassi nel parlare.
Non perderà tempo a costruire i periodi. S'infischierà della
punteggiatura e dell'aggettivazione. Disprezzerà cesellature e
sfumature di linguaggio , e in fretta vi getterà affannosamente
nei nervi le sue sensazioni visive, auditive, olfattive, secondo la loro
corrente incalzante. L'irruenza del vapore-emozione farà saltare
il tubo del periodo, le valvole della punteggiatura e i bulloni regolari
dell'aggettivazione. Manate di parole essenziali senza alcun ordine convenzionale.
Unica preoccupazione del narratore rendere tutte le vibrazioni del suo
io.
Se questo narratore dotato di lirismo avrà inoltre una mente popolata
di idee generali, involontariamente allaccerà le sue sensazioni
coll'universo intero sconosciuto o intuito da lui. E per dare il valore
esatto e le proporzioni della vita che ha vissuta, lancerà delle
immense reti di analogie sul mondo. Egli darà cosí il fondo
analogico della vita, telegraficamente, cioè con la stessa rapidità
economica che il telegrafo impone ai reporters e ai corrispondenti di
guerra, pei loro racconti superficiali. Questo bisogno di laconismo non
risponde solo alle leggi di velocità che ci governano, ma anche
ai rapporti multisecolari che il pubblico e il poeta hanno avuto. Corrono
infatti, fra il pubblico e il poeta, i rapporti stessi che esistono fra
due vecchi amici. Questi possono spiegarsi con una mezza parola, un gesto,
un'occhiata. Ecco perché l'immaginazione del poeta deve allacciare
fra loro le cose lontane senza fili conduttori, per mezzo di parole essenziali
in libertà.
MORTE
DEL VERSO LIBERO
Il verso libero dopo avere avuto mille ragioni d'esistere è ormai
destinato a essere sostituito dalle parole in libertà.
L'evoluzione della poesia e della sensibilità ci ha rivelati i
due irrimediabili difetti del verso libero.
1. Il verso libero spinge fatalmente il poeta a facili effetti di sonorità,
giochi di specchi previsti, cadenze monotone, assurdi rintocchi di campana
e inevitabili risposte di echi esterni o interni.
2. Il verso libero canalizza artificialmente la corrente della emozione
lirica fra le muraglie della sintassi e le chiuse grammaticali. La libera
ispirazione intuitiva che si rivolge direttamente all'intuizione del lettore
ideale si trova cosí imprigionata e distribuita come un'acqua potabile
per l'alimentazione di tutte le intelligenze restie e meticolose.
Quando parlo di distruggere i canali della sintassi, non sono né
categorico, né sistematico. Nelle parole in libertà del
mio lirismo scatenato si troveranno qua e là delle tracce di sintassi
regolare ed anche dei veri periodi logici. Questa disuguaglianza nella
concisione e nella libertà è inevitabile e naturale. La
poesia non essendo, in realtà, che una vita superiore, piú
raccolta e piú intensa di quella che viviamo ogni giorno, —
è come questa composta di elementi ultravivi e di elementi agonizzanti.
Non bisogna dunque preoccuparsi troppo di questi ultimi. Ma si devono
evitare ad ogni costo la rettorica e i luoghi comuni espressi telegraficamente.
L'IMMAGINAZIONE
SENZA FILI
Per immaginazione sena fili, io intendo la libertà assoluta delle
immagini o analogie, espresse con parole slegate e senza fili conduttori
sintattici e senza alcuna punteggiatura
Gli scrittori si sono abbandonati finora all'analogia immediata. Hanno
paragonato per esempio l'animale all'uomo o ad un altro animale, il che
equivale ancora, press'a poco, a una specie di fotografia. Hanno paragonato
per esempio un fox-terrier a un piccolissimo puro-sangue. Altri piú
avanzati, potrebbero paragonare quello stesso fox-terrier trepidante,
a una piccola macchina Morse. Io lo paragono invece, a un'acqua ribollente.
V'è in ciò una gradazione di analogie sempre piú
vaste, vi sono dei rapporti sempre piú profondi e solidi, quantunque
lontanissimi. L'analogia non è altro che l'amore profondo che collega
le cose distanti, apparentemente diverse ed ostili. Solo per mezzo di
analogie vastissime uno stile orchestrale, ad un tempo policromo, polifonico
e polimorfo, può abbracciare la vita della materia. Quando nella
mia Battaglia di Tripoli, ho paragonato una trincea irta di baionette
a un'orchestra, una mitragliatrice a una donna fatale, ho introdotto intuitivamente
una gran parte dell'universo in un breve episodio di battaglia africana.
Le immagini non sono fiori da scegliere e da cogliere con parsimonia,
come diceva Voltaire. Esse costituiscono il sangue stesso della poesia.
La poesia deve essere un seguito ininterrotto d'immagini nuove, senza
di che non è altro che anemia e clorosi. Quanto piú le immagini
contengono rapporti vasti, tanto piú a lungo esse conservano la
loro forza di stupefazione... (Manifesto della Letteratura futurista)
L'immaginazione senza fili, e le parole in libertà c'introducono
nell'essenza della materia. Collo scoprire nuove analogie tra cose lontane
e apparentemente opposte noi le valuteremo sempre piú intimamente.
Invece di umanizzare animali, vegetali, minerali (sistema sorpassato)
noi potremo animalizzare, vegetalizzare, mineralizzare, elettrizzare o
liquefare lo stile, facendolo vivere della stessa vita della materia.
Esempio, per dare la vita di un filo d'erba, dico: «sarò
piú verde domani». Colle parole in libertà avremo:
Le metafore condensate. — Le immagini telegrafiche. — Le somme
di vibrazioni. — I nodi di pensieri. — I ventagli chiusi o
aperti di movimenti. — Gli scorci di analogie. — I bilanci
di colore. — Le dimensioni, i pesi, le misure e la velocità
delle sensazioni. — Il tuffo della parola essenziale nell'acqua
della sensibilità, senza i cerchi concentrici che la parola produce.
— I riposi dell'intuizione. — I movimenti a due, tre, quattro,
cinque tempi. — I pali analitici esplicativi che sostengono il fascio
dei fili intuitivi.
MORTE
DELL'“IO” LETTERARIOMATERIA E VITA MOLECOLARE
Il mio manifesto tecnico combatteva l'ossessione dell'io che i poeti hanno
descritto, cantato, analizzato e vomitato fino ad oggi. Per sbarazzarsi
di questo io ossessionante, bisogna abbandonare l'abitudine di umanizzare
la natura attribuendo passioni e preoccupazioni umane agli animali, alle
piante, alle acque, alle pietre e alle nuvole. Si deve esprimere invece
l'infinitamente piccolo che ci circonda, l'impercettibile, l'invisibile,
l'agitazione degli atomi, il movimento Browniano, tutte le ipotesi appassionate
e tutti i dominii esplorati dell'ultra-microscopia. Mi spiego: non già
come documento scientifico, ma come elemento intuitivo, io voglio introdurre
nella poesia l'infinita vita molecolare che deve mescolarsi, nell'opera
d'arte, cogli spettacoli e i drammi dell'infinitamente grande, poiché
questa fusione costituisce la sintesi integrale della vita.
Per aiutare in qualche modo l'intuizione del mio lettore ideale io impiego
il carattere corsivo per tutte le parole in libertà che esprimono
l'infinitamente piccolo e la vita molecolare.
AGGETTIVO
SEMAFORICOAGGETTIVO-FARO O AGGETTIVO-ATMOSFERA
Noi tendiamo a sopprimere ovunque l'aggettivo qualificativo, poiché
presuppone un arresto nella intuizione, una definizione troppo minuta
del sostantivo. Tutto ciò non è categorico. Si tratta di
una tendenza. Ciò che è necessario è il servirsi
dell'aggettivo il meno possibile e in un modo assolutamente diverso da
quello usato fino ad oggi. Bisogna considerare gli aggettivi come segnali
ferroviari o semaforici dello stile, che servono a regolare lo slancio,
i rallentamenti e gli arresti della corsa, delle analogie. Si potranno
cosí accumulare anche 20 di questi aggettivi semaforici .
Io chiamo aggettivo semaforico, aggettivo-faro o aggettivo-atmosfera l'aggettivo
separato dal sostantivo isolato anzi in una parentesi, e diventato cosí
una specie di sostantivo assoluto, piú vasto e piú potente
di quello propriamente detto.
L'aggettivo semaforico o aggettivo-faro, sospeso in alto della gabbia
invetriata della parentesi, lancia lontano tutt'intorno la sua luce girante.
Il profilo di questo aggettivo si sfrangia, dilaga intorno, illuminando,
impregnando e avviluppando tutta una zona di parole in libertà.
Se, per esempio, in un agglomerato di parole in libertà che descrive
un viaggio in mare, io pongo i seguenti aggettivi semaforici tra parentesi:
(calmo azzurro metodico abitudinario) non soltanto il mare è calmo
azzurro metodico abitudinario, ma la nave, le sue macchine, i passeggeri,
quello che io faccio e il mio stesso spirito sono calmi azzurri metodici
abitudinarî .
VERBO
ALL'INFINITO
Anche qui, le mie dichiarazioni non sono categoriche. Io sostengo però
che un lirismo violento e dinamico, il verbo all'infinito sarà
indispensabile, poiché, tondo come una ruota, adattabile come una
ruota a tutti i vagoni del treno delle analogie, costituisce la velocità
stessa dello stile.
Il verbo all'infinito nega per sé stesso l'esistenza del periodo
ed impedisce allo stile di arrestarsi e di sedersi in un punto determinato.
Mentre il verbo all'infinito è rotondo e scorrevole come una ruota,
gli altri modi e tempi del verbo sono o triangolari, o quadrati, o ovali.
ONOMATOPEE
E sEGNI MATEMATICI
Quando io dissi che «bisogna sputare ogni giorno sull'Altare dell’Arte»,
incitai i futuristi a liberare il lirismo dall'atmosfera solenne piena
di compunzione e d'incensi che si usa chiamare l'Arte coll'A maiuscolo.
L'arte coll'A maiuscolo costituisce il clericalismo dello spirito creativo.
Incitavo per ciò i futuristi a distruggere e a beffeggiare le ghirlande,
le palme, e le aureole, le cornici preziose, le stole e i paludamenti,
tutto il vestiario storico e il bric-à-brac romantico che formano
una gran parte di tutta la poesia fino a noi. Propugnavo invece un lirismo
rapidissimo, brutale e immediato, un lirismo che a tutti i nostri predecessori
deve apparire come antipoetico, un lirismo telegrafico, che non abbia
assolutamente alcun sapore di libro, e, il piú possibile, sapore
di vita. Da ciò, l'introduzione coraggiosa di accordi onomatopeici
per rendere tutti i suoni e rumori anche i piú cacofonici della
vita moderna.
L'onomatopea, che serve a vivificare il lirismo con elementi crudi e brutali
di realtà, fu usata in poesia (da Aristofane a Pascoli) piú
o meno timidamente. Noi futuristi iniziamo l'uso audace e continuo dell'onomatopea.
Questo non deve essere sistematico. Per esempio il mio Adrianopoli Assedio
— Orchestra e la mia Battaglia Peso + Odore esigevano molti accordi
onomatopeici. Sempre allo scopo di dare la massima quantità di
vibrazioni e una piú profonda sintesi della vita, noi aboliamo
tutti i legami stilistici, tutte le lucide fibbie colle quali i poeti
tradizionali legano le immagini nel loro periodare. Ci serviamo invece
dei brevissimi od anonimi segni matematici e musicali, e poniamo tra parentesi
delle indicazioni come: (presto) (piú presto) (rallentando) (due
tempi) per regolare la velocità dello stile. Queste parentesi possono
anche tagliare una parola o un accordo onomatopeico.
RIVOLUZIONE
TIPOGRAFICA
Io inizio una rivoluzione tipografica diretta contro la bestiale e nauseante
concezione del libro di versi passatista e dannunziana, la carta a mano
seicentesca, fregiata di galee, minerve e apolli, di iniziali rosse a
ghirigori, ortaggi, mitologici nastri da messale, epigrafi e numeri romani.
Il libro deve essere l'espressione futurista del nostro pensiero futurista.
Non solo. La mia rivoluzione è diretta contro la cosí detta
armonia tipografica della pagina, che è contraria al flusso e riflusso,
ai sobbalzi e agli scoppi dello stile che scorre nella pagina stessa.
Noi useremo perciò in una medesima pagina, tre o quattro colori
diversi d’inchiostro, e anche 20 caratteri tipografici diversi,
se occorra. Per esempio: corsivo per una serie di sensazioni simili o
veloci, grassetto tondo per le onomatopee violente, ecc. Con questa rivoluzione
tipografica e questa varietà multicolore di caratteri io mi propongo
di raddoppiare la forza espressiva delle parole.
Combatto l'estetica decorativa e preziosa di Mallarmé e le sue
ricerche della parola rara, dell'aggettivo unico insostituibile, elegante,
suggestivo, squisito. Non voglio suggerire un'idea o una sensazione con
delle grazie o delle leziosaggini passatiste: voglio anzi afferrarle brutalmente
e scagliarle in pieno petto al lettore.
Combatto inoltre l'ideale statico di Mallarmé, con questa rivoluzione
tipografica che mi permette d'imprimere alle parole (già libere,
dinamiche e siluranti) tutte le velocità, quelle degli astri, delle
nuvole, degli aeroplani, dei treni, delle onde, degli esplosivi, dei globuli
della schiuma marina, delle molecole, e degli atomi.
Realizzo cosí il 4° principio del mio Primo manifesto del Futurismo
(20 febbraio 1909): «Noi affermiamo che la magnificenza del mondo
si è arricchita di una bellezza nuova: la bellezza della velocità».
LIRISMO
MULTILINEO
Ho ideato inoltre il lirismo multilineo col quale riesco ad ottenere quella
simultaneità lirica che ossessiona anche i pittori futuristi, lirismo
multilineo, mediante il quale io sono convinto di ottenere le piú
complicate simultaneità liriche .
Il poeta lancerà su parecchie linee parallele parecchie catene
di colori, suoni, odori, rumori, pesi, spessori, analogie. Una di queste
linee potrà essere per esempio odorosa, l'altra musicale, l'altra
pittorica.
Supponiamo che la catena delle sensazioni e analogie pittoriche domini
sulle altre catene di sensazioni e analogie: essa verrà in questo
caso stampata in un carattere piú grosso di quelli della seconda
e della terza linea (contenenti l'una, per esempio, la catena delle sensazioni
e analogie musicali, l'altra la catena delle sensazioni e analogie odorose).
Data una pagina contenente molti fasci di sensazioni e analogie, ognuno
dei quali sia composto di 3 o 4 linee, la catena delle sensazioni e analogie
pittoriche (stampata in un carattere grosso) formerà la prima linea
del primo fascio e continuerà (sempre nello steso carattere) nella
prima linea di ognuno degli altri fasci.
La catena delle sensazioni e analogie musicali (2ª linea), meno importante
della catena delle sensazioni e analogie pittoriche (1ª linea), ma
piú importante di quella delle sensazioni e analogie odorose (3ª
linea), sarà stampata in un carattere meno grosso di quello della
prima linea e piú grosso di quello della terza.
ORTOGRAFIA
LIBERA ESPRESSIVA
La necessità storica dell'ortografia libera espressiva è
dimostrata dalle successive rivoluzioni che hanno sempre piú liberato
dai ceppi e dalle regole la potenza lirica della razza umana.
1. Infatti, i poeti, incominciarono coll'incanalare la loro ebrietà
lirica in una serie di fiati uguali con accenti, echi, rintocchi o rime
prestabilite a distanze fisse (metrica tradizionale). I poeti alternarono
poi con una certa libertà questi diversi fiati misurati dai polmoni
dei poeti precedenti.
2. I poeti, piú tardi, sentirono che i diversi momenti della loro
ebrietà lirica dovevano creare fiati adeguati di diversissime e
impreviste lunghezze, con assoluta libertà di accentazione. Giunsero
cosí al verso libero, ma conservarono però sempre l'ordine
sintattico delle parole, affinché l'ebrietà lirica potesse
colar giú nello spirito dell'ascoltatore, pel canale logico della
sintassi.
3. Oggi noi non vogliamo piú che l'ebrietà lirica disponga
sintatticamente le parole prima di lanciarle fuori coi fiati da noi inventati,
ed abbiamo le parole in libertà. Inoltre la nostra ebrietà
lirica deve liberamente deformare, riplasmare le parole, tagliandole,
allungandone, rinforzandone il centro o le estremità, aumentando
o diminuendo il numero delle vocali e delle consonanti. Avremo cosí
la nuova ortografia che io chiamo libera espressiva. Questa deformazione
istintiva delle parole corrisponde alla nostra tendenza naturale verso
l'onomatopea. Poco importa se la parola deformata diventa equivoca. Essa
si sposerà cogli accordi onomatopeici, o riassunti di rumori, e
ci permetterà di giungere presto all'accordo onomatopeico psichico,
espressione sonora ma astratta di una emozione o di un pensiero puro.
Mi si obbietta che le mie parole in libertà, la mia immaginazione
senza fili esigono declamatori speciali, sotto pena di non essere comprese.
Benché la comprensione dei molti non mi preoccupi, risponderò
che i declamatori futuristi vanno moltiplicandosi e che d'altronde qualsiasi
ammirato poema tradizionale esige, per esser gustato, un declamatore speciale.
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